Papadopulo a LazioLive, su Peruzzi club manager: “è un ragazzo coagulante e…”

by Paolo Buchetti
0 comment Giuseppe Papadopulo - Foto Twitter S.S. Lazio

Papadopulo tra la “sua” Lazio, Peruzzi e le sue imprese da allenatore, tra cui Avellino…

Papadopulo, la “sua” Lazio, Peruzzi ed Avellino  –  LazioLive  oggi accoglie con grande piacere ai suoi microfoni mister Giuseppe Papadopulo, che ha contribuito fattivamente alla causa biancoceleste, addirittura a cavallo dei due secoli.  Il ventesimo da giocatore e il ventunesimo da mister. Quest’ultimo, ha portato alla salvezza la primissima Lazio dell’era Lotito, per capirci, quella della rifondazione totale della rosa nell’ultimo giorno di calciomercato. Un’impresa importante la salvezza di quell’anno, che ha consentito di far continuare con serenità negli anni successivi, tutto quel processo di ristrutturazione e salvataggio della Lazio post crisi dei primi anni di inizio secolo.

 

Il Papadopulo giocatore

Lei arrivò alla Lazio nel 1969, a 21 anni dal Livorno, proprio all’inizio di quella stagione (1969-70) in cui la squadra arrivò ottava in serie A…

“Si, facemmo un bel campionato, poi   vincemmo anche la Coppa delle Alpi e quindi sono ricordi estremamente positivi.”

In quel periodo di fine anni ’60 è facile pensare a Giorgio Chinaglia come leader della squadra, ma ha qualche alternativa da ritenere come personaggio importante dello spogliatoio?

“Quella squadra era formata da giocatori di grande esperienza  tipo Governato, Marchesi, Fortunato, Soldo, che erano lì già dagli anni precedenti. Io, Wilson, Chinaglia  e Nanni arrivammo in quell’anno lì, e quindi ci unimmo a un gruppo che era già formato, e chiaramente portammo una ventata di gioventù, questo senz’altro.”

 

Gli almanacchi di adesso la definiscono come  difensore centrale, ma in effetti allora i due “centrali” erano il libero e lo stopper. Che ci dice sulla sua posizione preferita?

“Ho giocato anche da laterale ma siccome non ero velocissimo ma ero bravo nello scontro fisico con giocatori di stazza abbastanza importante, venivo utilizzato come centrale, in particolare come stopper. In particolare, in una difesa a quattro come centrale di destra, oppure in una difesa a tre come primo di destra.

Tra libero e stopper mi sentivo più stopper, perché avevo necessità dello scontro, diciamo così, del contatto fisico che poi diventava uno scontro fisico.”

In quegli anni lì, avevate come allenatore Juan Carlos Lorenzo. Lei che rapporto aveva con questo mister?

“Lorenzo alla Lazio ha vissuto due epoche, chiamiamole così;  la prima della quale ho fatto parte io e la seconda quando Giorgio Chinaglia è diventato presidente e ebbe l’intuizione di richiamare Lorenzo per ricreare un po’ quel gruppo che aveva fatto bene in quegli anni.”

Foto: Arrigo Dolso | Twitter SS Lazio nostalgia

Un compagno di squadra, Arrigo Dolso

Un suo compagno di squadra in quel periodo attirò le attenzioni di tanti per le sue qualità. Era Arrigo Dolso.

“Arrigo, gran giocatore, un giocatore che purtroppo si è perso ma che secondo me e non solo, in possesso di doti incredibili che madre natura gli aveva regalato. Mi ricordo di uno slogan di allora intitolato a lui, che diceva: “Rivera più Corso, uguale Dolso”.”

Ricordo infatti di questo giocatore che quando toccava la palla era veramente una delizia, ma che non si è confermato agli alti livelli che meritava…

“Come tanti giocatori che si perdono, non rendendosi conto del potenziale di cui potevano disporre in un gioco, chiamiamolo così. In un lavoro che tutto sommato è un gioco, perché tante persone pagherebbero per ritrovarsi in questo lavoro. Mentre invece tanti giocatori fanno gli insofferenti, pur essendo pagati profumatamente.”

Giuseppe Papadopulo – Foto Twitter S.S. Lazio

Papadopulo allenatore, le sue imprese e la “sua” Avellino

Passiamo al Papadopulo allenatore. Lei ha raggiunto diverse promozioni importanti con l’Acireale, L’andria, il Siena, che ha portato dalla serie C alla A, e con il Lecce del 2008. Quale di queste promozioni ricorda con più piacere?

“Glielo dico subito. Qui manca la promozione dell’Avellino portato in serie B. Ma cosa successe col Commendator Sibilia, con il quale non era semplice andare d’accordo? Al momento dello spareggio con il Pescara, che poi  l’Avellino comunque vinse in virtù di una classifica migliore, io abbandonai la squadra  quando eravamo già nella condizione di disputare i play off, che allora si disputavano in una partita con la terza classificata.”

Non volevo toccare questo tasto perché forse per lei si può considerare come un qualcosa di incompiuto…

“No ma guardi cosa è successo: prima di questa intervista, ho dato un’occhiata in internet e ho trovato un video di una intervista di Sibilia. Risentendo la sua voce, ho ricordato tutto quello che avevo passato in quel periodo, condividendo questa sensazione anche con mia moglie.

Ma di questo ho un grosso rammarico, perché con Avellino avevo instaurato e ho tutt’ora un bellissimo rapporto. Tanto è vero che giorni fa mi sono fermato proprio ad Avellino di ritorno da un viaggio e sono stato ospite di un carissimo amico tuttora, che avevo conosciuto 30 anni fa.”

Lei ha avuto a che fare per  lavoro col presidente Claudio Lotito. Come è stato il suo rapporto col presidente della Lazio?

“Io, a proposito di presidenti potrei fare una grande formazione. Ho lavorato con Gaucci, con Zamparini, con Sibilia e con tanti altri presidenti, chiaramente dal carattere un po’ particolare, sia nel bene che nel male, e senza alcun ricordo negativo da parte di nessuno.

Però io le posso dire che con Lotito ho avuto un bellissimo rapporto. Tuttora ho questo bel rapporto, non così di frequente ma ogni tanto ci sentiamo al telefono. E  quando ho occasione di venire a Roma, ci incontriamo. Per me è veramente un piacere perché io di Lotito ho un ottimo ricordo, pur avendo avuto delle remore inizialmente, nel momento in cui dovevo sposare la causa Lazio.”

Il Papadopulo, Lazio e Peruzzi  –  Derby del 6 gennaio 2005, con gol di Di Canio, Cesar e Rocchi

Parliamo di quel derby meraviglioso. Per lei è stato l’esordio alla Lazio nella panchina in quel 6 gennaio 2005?

“Perfetto, anche se avevo avuto la possibilità dieci giorni prima di poter conoscere la squadra, di poter preparare questo evento particolare e naturalmente la tifoseria laziale era consapevole che chiedeva tantissimo. C’erano grandi dubbi di poter riuscire a ottenere una vittoria perché la Roma stava andando a mille e la Lazio purtroppo in quel momento stava nei bassifondi della classifica.”

Angelo Peruzzi / Foto: profilo X Lazio

Lazio, Papadopulo su Angelo Peruzzi

Lei ha allenato Peruzzi come portiere in quell’anno. Che ne pensa della personalità di Angelo? Lui può essere in grado di essere un buon club manager, un personaggio in grado di essere un riferimento dello spogliatoio e di essere utile in questo momento alla Lazio?

“Si, senz’altro lui può rappresentare in maniera migliore l’interpretazione di questo incarico, perché è un ragazzo “coagulante” dico io. Ha empatia a livello di gruppo e quindi quel ruolo potrebbe ricoprirlo alla grande.”

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