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Lazio, Pancaro: “Mi sono appassionato alla storia della Lazio”

by Mauro Maniccia
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Lazio, Giuseppe Pancaro ricorda lo scudetto vinto al fotofinish

Oggi, 14 maggio, sono 24 anni dalla conquista del secondo scudetto della Lazio, per ricordare quel giorno, e non solo, è intervenuto sulle frequenze di RadioSei l’ex difensore biancoceleste Giuseppe Pancaro.

Foto: profilo Instagram Juan Sebastian Veron

“Il ricordo del 14 maggio 2000 e dello Scudetto è sempre una grande emozione. Ricordo quando al termine della gara vinta con la Reggina, seguivo la gara della Juventus a Perugia in bassa frequenza insieme a Stankovic e Sinisa”.

“Fu palpitante, eravamo certi che la Juventus riuscisse a pareggiare, evenienza che ci avrebbe portato allo spareggio. Ricordo benissimo anche la tristezza dell’ultima domenica dell’anno precedente, stesso sentimento del 2000. C’era pessimismo, ci auguravamo lo spareggio, consapevoli di star meglio della Juventus in quel momento. Il nostro finale di stagione fu incredibile”.

Lazio, Pancaro: “Sinisa Mihajlovic  è una ferita che non potrà mai rimarginarsi”

“Un punto di contatto chiaro tra il primo scudetto della Lazio ed il secondo è la figura dei due allenatori, Maestrelli ed Eriksson. Nel tempo mi sono appassionato alla storia della Lazio, ho stretto un’amicizia con Massimo Maestrelli. Noi eravamo una squadra costruita per vincere, quella del 74 è una favola, una vittoria che si è creata con grandi personalità e con dinamiche di spogliatoio speciali. Un altro elemento che ci accomuna è che anche loro hanno sfiorato il titolo l’anno precedente. Quella Lazio lì mi è entrata nel cuore, ho visitato la tomba in cui riposano Maestrelli, Chinaglia e Wilson, una cosa davvero unica al mondo”.

Foto / Sinisa Mihajlovic: profilo X @sslazio

“Se mi chiedete di scegliere una persona senza la quale sarebbe stato difficile vincere lo scudetto, dico Eriksson. Difficile citare un solo giocatore, ce ne erano troppi di incredibile qualità e personalità che sono stati decisivi in determinati momenti. Non so se senza Eriksson avremmo vinto. Il pensiero oggi va a lui, una persona unica, decisiva per la mia carriera. Ricordo le chiacchierate in cui parlavamo di tutto, sono molto legato a lui e la notizia della sua malattia mi ha fatto male. Sinisa Mihajlovic, invece, è una ferita che non potrà mai rimarginarsi. È stato un guerriero, un fratello, un dolore eterno. Cragnotti? Per noi era il presidente che tutti i giocatori sognano di avere. Non a caso ancora oggi è tanto amato. Mancini? Ha dato il suo contributo, ma se parliamo di una singola persona, l’unico che davvero ha inciso è Eriksson”.

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