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Lazio | 12 maggio 1974: la bella e maledetta ‘banda Maestrelli’

by Giammarco Moriconi
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Lazio: 50 anni dallo scudetto più doloroso

Lazio – Ci sono storie, nel mondo quotidiano, che meritano un attenzione particolare rispetto al resto, eventi talmente emozionanti che restano legati, nel tempo, alla memoria di chi li ha vissuti e tramandati nel corso delle generazioni, come si fa con le fiabe per bambini.

Oggi la nostra storia è destinata ad un pubblico che comprende cos’è la gioia, ma conosce anche la sofferenza. Un pubblico talmente empatico capace di assorbirne i concetti e farne uno stile di vita, uno stile chiamato Lazio.

Lazio: la guerra, la gloria ed il calcio

SETTEMBRE 1943 – A Belgrado, il freddo ricopre le macerie che fanno da macabra cornice al disastro causato dalla seconda guerra mondiale. A far più paura però è la voce dei nazisti, in cerca di superstiti da indirizzare nei lager e nei campi di concentramento. Un giovane ragazzo di nome Tommaso corre per i vicoli della capitale serba in cerca di riparo, trovando una via di fuga all’interno di uno stabile abitato da una famiglia del posto che gli consentirà di sfuggire per sempre ai suoi inseguitori.

Tempo dopo, il giovane artigliere della divisione Ferrara, prenderà i gradi di capitano, comandando un gruppo di 360 uomini che contribuiranno alla liberazione della Dalmazia, ricevendo in seguito una medaglia di bronzo al valore, ma soprattutto, una seconda vita da arricchire con ciò che più ama: il calcio.

Lazio: nasce la ‘banda Maestrelli’

Lazio 1974

Mario Frustalupi / foto profilo X SS Lazio

GIUGNO 1972 – Nella capitale, sponda biancoceleste, gli anni bui scaturiti con la retrocessione in B della stagione precedente, non hanno scalfito l’animo dei tifosi, in prima linea nel sostenere la Lazio di Lorenzo che nel corso della stagione 71-72 lascia la squadra e l’incarico ad un giovane allenatore pisano con un passato alla Roma.

L’arrivo di Maestrelli alla Lazio non convince i tifosi, in protesta davanti alla rete che separa gli spalti dai campi d’allenamento. Tommaso, li affronta uno ad uno, da solo, con l’esperienza da capitano d’esercito e l’animo da padre di famiglia, in poco tempo li conquisterà tutti.

Nell’estate del ’72, il presidente Lenzini decide di rinforzare la colonna portante formata dal trio Wilson, Oddi e Chinaglia con l’arrivo di: Pulici, Petrelli, Re Cecconi, Frustalupi e Garlaschelli. La stagione 1972-73 viene chiusa al terzo posto, lo scudetto sfiorato e ‘prestato’ solo per un anno, alla Juventus. La stagione 73-74 sarà la più amata e ricordata della storia ultracentenaria del club biancoceleste.

Nemici dal lunedì al sabato, più che fratelli la domenica, la ‘banda Maestrelli‘ dominerà in lungo e in largo su ogni campo d’Italia, portando sprazzi di calcio ‘totale’ per la prima volta nel bel paese, esempio poi ripreso ed esaltato dall’Ajax di Crujff.

Quella Lazio era guidata dall’eleganza old-british del capitano Wilson, sostenuta dalle gambe e la mente di Re Cecconi e Frustalupi, e resa bella e letale dalle magie di D’Amico e la freddezza di Chinaglia. Lo scudetto del 1974 sarà l’apice di un gruppo che di li a poco si perderà negli eventi e nella maledizione che si prenderà gioco di essi.

Lazio: la morte da vita alla leggenda

La malattia troncherà in due la vita di Maestrelli, ma non l’animo di chi ha combattuto fino al termine dei giorni. La sua morte nel dicembre del ’76 porterà all’addio di Chinaglia, emigrato negli states e perso nel dolore per la scomparsa di un uomo che rispettava come allenatore e viveva come padre. Il gennaio del ’77 porta via con sè anche Luciano Re Cecconi, vittima di un suo stesso scherzo, beffardo e dramatico come il destino dei suoi compagni di squadra.

Oggi che ricorrono i 50 anni da quel successo, restano i ricordi, raccontati da chi è sopravvissuto alla maledizione che negli anni ha portato via prematuramente anche Chinaglia, Pulici, Wilson e D’Amico.  Di loro rimane l’essenza di chi ha dato tutto per la maglia.

La morale di questa storia è scritta nelle parole di Felice Pulici, che danno un degno finale alla storia di un club sopravvissuto agli eventi drammatici del tempo:

La Lazio non è una squadra di calcio, la Lazio ti entra dentro, ti cattura, è lei che ti sceglie. E come i giovani figli di Sparta attrae a sé solo chi è disposto a soffrire, perché quando c’è la Lazio di mezzo non c’è mai nulla di facile“.

 

 

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