Gian Marco Calleri: il Presidente della rinascita

by Roberto Mari
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Gian Marco Calleri fondamentale per la riscossa biancoceleste

Pochi giorni fa, esattamente l’8 marzo, è venuto a mancare uno dei personaggi che hanno fatto la storia della Lazio; Gian Marco Calleri si è spento a Roma all’età di 81 anni lasciando un grande vuoto, oltre che nei familiari, anche nella tifoseria biancoceleste.

Gli inizi

Nato a Busalla, in provincia di Genova il 10 gennaio del 1942, Calleri ha un trascorso come calciatore che lo porta ad esordire con il G. S. Bacigalupo nella metà degli anni cinquanta per poi approdare in serie B al Novara nella stagione 1958/59 per poi essere riconfermato l’anno successivo. Approda poi al Monza da cui la Lazio lo preleva nel 1962.

Dalla probabile carriera calcistica si discosta molto presto per abbracciare quella di attore cinematografico con lo pseudonimo di Marco Reims, che però non darà i frutti sperati.

Nel 1983 si ripresenta nel mondo del calcio acquisendo l’Alessandria ma la scalata alla maggioranza del pacchetto azionario della società piemontese non si concretizzerà e Gian Marco, insieme al fratello Giorgio lasciano la presidenza puntando decisamente ad acquistare la Lazio. Nel 1986 il sogno diventa realtà grazie al fondamentale contributo del finanziere Renato Bocchi che avrà la maggioranza delle azioni con il 51 %, ai Calleri il 49 %.

La Lazio dei meno 9

La SS Lazio veniva da anni travagliati sia dal punto di vista sportivo che da quello finanziario, ed è solo grazie ai sacrifici dei fratelli Calleri che la società ebbe un bilancio economico positivo, uscendo fuori dal tunnel dei debiti. Il miracolo avveniva anche a livello sportivo con la grandissima impresa della Lazio dei meno 9.

Nella stagione 1986/87 la Lazio si trovava in ritiro precampionato a Gubbio agli ordini del nuovo tecnico Eugenio Fascetti, quando giunse la notizia della clamorosa retrocessione addirittura in serie C. Dopo proteste vibranti da parte dei tifosi e le continue rimostranze di Gian Marco, la CAF condanna la Lazio a 9 punti di penalità da scontare però nel campionato di serie B.

Una sentenza comunque durissima che appare come una retrocessione in serie C soltanto rimandata di un anno. In quegli anni la vittoria valeva ancora due punti e la squadra capitolina partiva con un handicap di 4 vittorie e un pareggio rispetto agli avversari. Ma ecco l’impresa che passerà alla storia: la Lazio riesce tra alti e bassi ad arrivare agli spareggi per non retrocedere grazie alla vittoria sofferta contro il Vicenza con il mitico gol di Fiorini.

Gli spareggi e la rinascita

Negli spareggi sono coinvolte tre squadre, Lazio, Taranto e Campobasso. La prima partita vede i biancocelesti soccombere per 1 a 0 con il Taranto con un gol in netto Fuorigioco di De Vitis. Dopo il pareggio tra Campobasso e Taranto la Lazio ha a disposizione un solo risultato, la vittoria contro il Campobasso per rimanere in B. Con una rete di Poli riesce nell’intento.

In quella stagione Calleri riesce a portare giocatori importanti: Terraneo, Gregucci, Camolese, Acerbis, Pin, Mandelli, Esposito, Sgarbossa e Brunetti cedendone tanti altri dando così l’impronta ad una nuova Lazio che l’anno successivo centra la promozione in serie A.

Il Presidente Gian Marco Calleri riuscirà a portare alla Lazio giocatori ancora più forti come ad esempio Paul Gascoigne, ad acquistare i terreni per il centro sportivo di Formello gettando le basi per una squadra sempre più forte e per una società moderna e senza debiti che verrà rilevata nel 1992 da Sergio Cragnotti sotto la cui presidenza i biancocelesti otterranno sucessi indimenticabili.

Grazie Gian Marco per tutto ciò che hai fatto per i nostri colori e per il nostro simbolo!

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