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Castroman attacca Mancini: “non mi parlava in faccia…”

by Paolo Buchetti
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Interviste di ex che hanno lasciato il segno

Chi ha vissuto quel periodo, sicuramente si ricorderà di Lucas Castroman, alla Lazio dal gennaio 2001 all’estate del 2003.

Quel gol al derby che strappò il pareggio in extremis è rimasto scolpito nella memoria di tutti i tifosi. In un intervista a TV Play ha parlato di quella esperienza in biancoceleste, focalizzandosi sulle personalità che allora erano presenti in campo e nello staff laziale. Queste le sue parole:

“Ogni tanto vengo a prendere un caffè e c’è sempre un laziale che me lo vuole offrire. Sono stati giorni bellissimi a Roma”.

Il gol al derby  –  “Fu un sogno. Ero in panchina e perdevamo 2:0. Avevo voglia di entrare e ci credevo. Mancavano 20 minuti e Zoff mi fa entrare. Ogni pallone che prendevo volevo saltare tutta la Roma e fare gol. Ho provato a trascinare la squadra e abbiamo spinto. Segnò un gol incredibile anche Nedved. Ci abbiamo creduto fino alla fine, quello era il terzo corner di seguito e pensai che se fosse arrivato il pallone avrei dovuto tirare subito. Era finita e vidi arrivare quel pallone e pensai “è questo”. Colpii la palla che attraversò i piedi di tutti e sapevo già come sarebbe andata. Ho ancora i brividi. È nella storia della Lazio”.

Come sono stati i primi passi di Castroman alla Lazio?

“Fu difficile all’inizio alla Lazio perché mi aveva chiesto Eriksson ma quando arrivai c’era Zoff. Si è rivelato però una persona magnifica. Ho dovuto convincere anche lui ma è stato bravissimo. Il resto è storia”.

Su Eriksson…  – “Il pensiero è di lottare fino alla fine, come ha fatto Mihajlovic. Pregherò la Madonna dall’Argentina anche per lui. Finché uno ha il cuore aperto deve lottare. Queste malattie purtroppo ci sono e nessuno è libero di nulla. Auguro il meglio e di non soffrire. Anche se non l’ho conosciuto lo abbraccio forte”.

e su Mancini…   –   “Aveva un altro pensiero in testa riguardo la Nazionale. Non so cosa sia successo, ma ormai per la mia esperienza è un fatto dimenticato. La cosa più brutta è che sono dovuto andare via dalla Lazio. Io mettevo il cuore su tutto, avevo 23-24 anni, ma non andavamo d’accordo. Ho vissuto tante ingiustizie. Mi sono sentito come un cellulare, quando esce l’ultimo modello. Esce l’iPhone 15 e mi sono sentito come il 5, ma Mancini non mi ha detto le cose in faccia, siamo persone diverse. Se allenerò una squadra sarò sincero con tutti i giocatori dal primo momento. Io sono fatto così, ma il calcio no. Pure in Argentina o in Messico alcune cose non sono andate bene. A volte anche cose personali che vanno oltre il calcio, in quei casi andavo oltre e ricominciavo”.

fonte tuttomercatoweb.com

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