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12 maggio 1974, Petrelli: “piansi nello spogliatoio e poi le parole di Chinaglia…”

by Paolo Buchetti
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Il giorno del tripudio e del riscatto biancoceleste

In curva sud all’entrata delle squadre non si vedeva niente. Ogni tifoso una bandiera e quasi tutte fatte in casa, con la cucitura della mamma paziente ma felice…

Era il giorno di Lazio-Foggia, la penultima di quel campionato 1973-1974  attraverso la quale con una vittoria ci si consacrava campioni d’Italia.

Un’avventura che tante generazioni che non l’hanno potuta vivere di persona, potranno assaporarla nel documentario prodotto da Sky Sport insieme alla Lazio per ricordare quell’impresa di quella squadra ‘Grande e Maledetta‘.  Dal 5 gennaio prossimo sarà visibile  sui canali Sky.

NANNI – “Abbiamo visto una marea di gente biancoazzurra. Noi effettivamente la sentivamo la partita perché sapevamo che se vincevamo era ‘Scudetto’. Siamo entrati in campo un po’ frenati”.

PETRELLI – “La partita è stata difficile. Loro erano molto onesti, perché hanno giocato duro e disputato una bellissima partita. Noi eravamo forse un po’ cotti”. 

MARTINI – “Io mi ruppi la clavicola a cinque minuti dall’inizio del secondo tempo. Sono stato accompagnato nello spogliatoio, mi stesero sul lettino e poi se ne andarono a vedere la partita. Rimasi lì solo, ho imparato a riconoscere quello che stava succedendo in campo dal rumore che facevano i tifosi sopra di me. Chinaglia? Non era un rigorista, non li sapeva proprio battere. Non capivamo se metteva paura al portiere”.

ODDI – “Quando Chinaglia tirava i rigori noi ci giravamo verso Felice (Pulici, ndr), se esultava significava che aveva fatto gol, sennò eravamo preoccupati”.

MARTINI – “Ricordo che a un certo punto ho sentito un boato incredibile, poi il silenzio assoluto e poi di nuovo una cosa incredibile. Chinaglia ce l’ha fatta: ha segnato. Io ho pianto, ero da solo e potevo farlo senza danneggiare la mia figura di duro”.

CHINAGLIA – Passano poi le immagini dell’intervista di Chinaglia dopo la partita, l’emozione e la consapevolezza del trascinatore di quella squadra: “Questo è stato il calcio di rigore più difficile della mia vita. Era il calcio di rigore che significava Scudetto, inizialmente ero un po’ emozionato, poi sul dischetto sono andato tranquillo”. 

fonte tuttomercatoweb.com

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