un bacio al cielo

Il sognatore Laziale che è in me: ecco cosa farei ora per raddrizzare la stagione

by Paolo Buchetti
0 comment Olympia / foto Insidefoto/Image Sport

5 treni persi per crescere….

Sono solo un Laziale, ho visto giocare la Lazio qualche anno prima dell’arrivo di Giorgio Chinaglia e da allora,  tutte le successive fino ad oggi. Sono un portatore sano di Lazialità, quella storica, l’identità della maglia e i valori che incarna. Ma non sono qui per annoiarvi con la mia storia…

Il problema…

Credo che i giocatori attuali non siano consci delle battaglie che quei colori hanno affrontato e soprattutto di come le hanno affrontate, nel tempo. Ho l’impressione che sia un ambiente allo sbando, scoordinato, disconnesso, senza riferimenti…

Credo che manchi un “trait d’union” tra la squadra e la società, ma salgo ancora di un gradino, forse quello decisivo…

Credo che manchi un “trait d’union” tra la squadra e la Lazialità, la storia, qualcuno che con grande carisma e senso della tradizione biancoceleste che gli viene anche dall’averla indossata quella maglia, sia di riferimento morale, etico, storico.

In queste realtà, solitamente, si tende a gestire il proprio orticello, le proprie esigenze economiche e non, senza intravedere lo scopo e cioè il “goal” di squadra, intesa come entità globale.

per cui…

Se in società non c’è nessuno che da ex possa incarnare questa figura ed avere compiti istituzionali ben specifici dentro la Lazio, la squadra rimane “scollegata” con l’entità Lazio. E solo dei personaggi di riferimento, ex giocatori, figure di alto valore morale e carismatico, veri e propri “influencer” (quelli seri…) dello spogliatoio dall’alto della loro “presenza”, possono fare la differenza…

 

I treni persi…

Abbiamo  (uso il plurale maiestatis obtorto collo…) colpevolmente perso almeno 5 treni importanti, se non fondamentali, che avrebbero portato in quella direzione. E questi errori o sottovalutazioni non dovrebbero essere commessi da chi ha bisogno di “delegare” nel mondo del calcio, a tanti livelli. Di questo non se ne dovrebbe assolutamente vergognare, ma anche nel mondo imprenditoriale, delegare a chi ha più competenze in settori specifici, è un atto di umiltà e di saggezza lungimirante.

Quali sono i 5 treni persi (o forse ancora no…)? Secondo me sono questi: Peruzzi, Di Canio, Lulic, Parolo, Radu…

Come rimedierei subito…

Ecco cosa farei ora, anzi subito: alzerei la cornetta del telefono e li chiamerei uno ad uno chiedendogli la disponibilità immediata a rivestire TUTTI E CINQUE un ruolo istituzionale e coordinato tra loro, che si occupi a tutto tondo, con ferma chiarezza dei rapporti tra le entità terrene della Lazio (società, squadra, allenatore, staff tecnico etc.) tenendo connessa questa realtà ai valori morali, etici, sportivi e di attaccamento che sono caratteristica fondante dell’entità superiore Lazio.

Occorrono presenze ingombranti, di carisma, di quelle che quando entrano nello spogliatoio si abbassa subito il volume della voce, quelle che trasmettono appartenenza e che ti guardano dritto negli occhi, senza alcuna esitazione…

Ecco cosa farei subito se potessi fare qualcosa per salvare l’attuale realtà Lazio, che appare “deragliata” dai suoi binari fondanti, etici e di unità di intenti per il bene supremo, superiore che è l’anima, l’entità assoluta “Lazio”.

 

Ma parafrasando e personalizzando il grande Alberto Sordi ne “il marchese del Grillo”, “io sò io e purtroppo non sono un… niente…”

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