Lazio Gonzalez

Dal 26 maggio all’addio alla Lazio: Tata Gonzalez si racconta

by Barbara Beleggia
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Lazio | Álvaro González si è raccontato ai nostri microfoni, parlando del suo trascorso in maglia biancoceleste e non solo

Lazio | Oggi ai microfoni di Lazio Live Tv è intervenuto l’ex centrocampista della Lazio Álvaro González, noto come El Tata. Ricordato da tutti per essere uno degli eroi del 26 maggio e per aver contributo a far approdare la Lazio in finale di Coppa Italia. Dai suoi tempi fino alla Lazio di oggi, El Tata si è raccontato ai nostri microfoni.

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Alvaro Gonzalez / Foto: profilo X Lazio

Ciao Alvaro, vorrei iniziare domandandoti che cosa hai provato quando hai segnato alla Juventus con lo scarpino in mano?

Quella notte è stata molto speciale, io la ricordo benissimo. Era una settimana particolare in cui era partito Scaloni che era un mio grande amico, quindi non so perché ho detto ai magazzinieri di portare la maglia numero 5 in panchina. Avevo la sensazione di fare goal quella sera, e per fortuna è successo, il merito ovviamente è anche di Ledesma che mi ha fatto l’assist perfetto. Bellissima rete ma soprattutto vittoria fondamentale per vincere poi la Coppa Italia, grande anche la soddisfazione di battere la Juventus che in quel momento era al top. L’esultanza di quella rete non è stata lo scarpino ma sventolare la maglia di Scaloni.

Un giudizio sul tuo connazionale Vecino?

Matias è un giocatore molto forte, ha il fisico del mediano moderno: alto, forte e tecnico anche nel gioco aereo. Ha tante qualità tra cui quella di realizzare diverse reti anche calciando da fuori area. È davvero un giocatore molto importante, non per niente è il giocatore uruguaiano con più partite in Serie A, tanto che qualche settimana fa ha superato anche Paolo Montero.

El Tata Gonzalez ringrazia la Lazio e i tifosi: “Sono sicuro di aver lasciato bei ricordi”

Il tuo ricordo di quel famoso 26 maggio?

Un ricordo indelebile, sia per la partita stessa che per la settimana precedente visto che il ritiro è stato lunghissimo. Eravamo tutti molto nervosi perché, anche se mancavano ancora sei partite, noi pensavamo soltanto al derby e sia noi che loro avevamo capito che quella partita sarebbe stata ricordata per sempre. E per fortuna la ricordiamo noi! Loro non vogliono ne parlare ne ricordare quella giornata. Uno dei ricordi più belli è sicuramente la festa con i tifosi sul pullman a Ponte Milvio.

Il tuo trascorso alla Lazio?

Quelli sono stati sicuramente gli anni migliori della mia carriera. Ho giocato tanto in una squadra importante, abbiamo fatto delle belle stagioni, anche a livello europeo. Sono stato uno dei calciatori che ha giocato di più insieme a Marchetti e Ledesma. Mi sono sentito importante e penso di aver lasciato un bel ricordo anche nei tifosi laziali che mi scrivono sempre sui social. Presto andrò a Roma a fare un giro a Formello e a vedere qualche partita della Lazio, sarà bellissimo soprattutto perché purtroppo non sono riuscito a partecipare all’anniversario del 26 maggio, ma mi rifarò presto. Questa esperienza alla Lazio mi ha portato anche al mondiale e a giocare la Copa America, per questo non smetterò mai di ringraziare la Lazio e i suoi tifosi che mi hanno fatto sempre sentire a casa.

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Quanto è stato difficile lasciare la Lazio dopo sette anni?

Sono stato 7 anni alla Lazio, anche sei i migliori sono stati quelli con Reja e Petkovic visto che ho sempre giocato. Purtroppo però quando è arrivato Pioli mi ha messo un po’ da parte, anche per via dell’acquisto di Parolo che era un centrocampista italiano. Inoltre c’era anche Danilo Cataldi, che la società era intenzionata a far crescere. Alla fine con l’arrivo di un calciatore come Milinkovic io non ho più trovato spazio e ho capito che era meglio andare via. Sono andato prima al Torino e poi all’Atlas in Messico. Non è stato bello come sono andato via, ne sono consapevole è successo anche a Zarate, ho dovuto sopportare momenti butti ma sono sempre stato forte caratterialmente. La carriera è continuata altrove, si sa il calcio è cosi ed io preferisco pensare solo ai ricordi belli e, sono sicuro, che come me la pensano anche tanti tifosi, che mi ricordano come el tata, il motorino dalla maglietta sempre bagnata e che metteva anche il sangue in campo, e questo è il mio orgoglio più grande.

 

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