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6 Gennaio 2005, il derby di Di Canio: io c’ero

by Antonio Falaguerra
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Era la Lazio di Papadopulo e dei gemelli Filippini, di Paolo Di Canio e Tommaso Rocchi, che gran derby, che grandi emozioni.

6 Gennaio 2005: fù un giorno indimenticabile per me, quel giorno dell’Epifania del lontano 2005.

Studente della facoltà di Biotecnologie dell’università di Tor Vergata, mi ero trasferito nella città eterna quattro anni prima da una piccola cittadina della Lucania.

E tutto avrei pensato tranne che avrei vissuto in quel giorno, una delle pagine calcistiche più belle della mia vita.

Il derby più bello che abbia mai visto in vita mia.

Ma andiamo con ordine, trasferitomi nel 2001 per gli studi universitari mi avvicinai subito al mondo Lazio.

Sin dai primi giorni nella Capitale, rimasi affascinato da quei colori e da quella storia centenaria e dal suo immenso popolo.

Nel primo giorno accademico presi posto vicino ad un ragazzo che portava con sé una collana con l’effige dell’aquila, capii subito che saremmo stati grandi amici.

Diventammo fratelli uniti dalla stessa passione e dagli stessi colori,  quelli biancocelesti della Lazio.

Parlammo subito della nostra passione per i colori biancocelesti e come spesso capita fra amici iniziamo a frequentare la curva nord insieme.

Tra tutte le gare quella che ci appassionava più di tutte era il derby, la partita delle partite, li vedemmo tutti dal mio arrivo nella capitale fino al quel 6 Gennaio 2005.

Quello fu il derby più emozionante della mia vita sin’ora, ricordo ancora come fosse ieri l’atmosfera prima di quella gara.

Gli altri, ci sbeffeggiavano come non mai, sicuri di far di un sol boccone una Lazio rimaneggiata nell’organico, ormai orfana di quella squadra che pochi anni prima si fregiava del tricolore.

Era tutta un emozione mista di timore, apprensione, orgoglio e tenacia, lo stadio era stracolmo, l’adrenalina scorreva impetuosa nelle nostre vene.

Poi inizio la gara, la coreografia, i fumogeni i cori cantati a squarcia gola, un emozione unica.

La partita, il gol sotto la sud di Paolo Di Canio che spavaldo con le braccia aperte sfidava la curva avversaria, come un condottiero antico.

Il pareggio degli altri e poi il sorpasso del grande Ceras detto “Cesaretto” e l’apoteosi con il sigillo di Rocchi, che fece esplodere di gioia la nord e noi tutti.

 

 

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