La lettera aperta di Claudio Lotito ai tifosi della Lazio ha il retrogusto amaro del capolavoro di furbizia retorica: una mano tesa che, se stringi la presa, si trasforma nell’ennesimo indice puntato. Doveva essere il manifesto della riconciliazione, si è rivelata un trappolone comunicativo. Il cortocircuito più clamoroso si consuma sul terreno scivolosissimo delle scuse. Riferendosi alle sue celebri intemperanze telefoniche notturne con i sostenitori, il Presidente scrive: “Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità”.
Quel “se”, applicato ad audio registrati e finiti sulla bocca di tutti, svuota il pentimento di ogni dignità. Non è un’autocritica, è una concessione aristocratica a cui fa seguito un ribaltamento della colpa da manuale. Lotito si dice “amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui”. Tradotto dal politichese: “vi chiedo scusa, sì, ma la colpa della mia sbroccata è vostra che mi avete esasperato”. La responsabilità viene così scientificamente dimezzata, trasformando il carnefice relazionale nella vittima del contesto.

Claudio Lotito / Foto: profilo X SS Lazio
Nella seconda parte, il “formidabile” editto presidenziale sale direttamente in cattedra e decide di bocciare la maturità intellettuale di un intero popolo. Liquidare il dissenso viscerale verso vent’anni di gestione come una “caricatura” figlia di chi “non legge fino in fondo il calcio moderno” è un esercizio di puro paternalismo. Il messaggio alla piazza è svilente: voi ragionate di pancia perché siete rimasti indietro, io invece vedo la luce della finanza globale.
Ai tifosi che chiedono un’anima e un briciolo di empatia, Lotito risponde sventolando un algido foglio di calcolo, parlando di Nasdaq, piattaforme multimediali, partnership con Legends e algoritmi di player trading. È lo scontro frontale tra la passione popolare e il cinismo dei numeri. E come se non bastasse, il monito a uscire dal “sospetto permanente” suona come l’ennesima beffa: si colpevolizza la diffidenza della gente, fingendo di dimenticare che quel muro è stato edificato da anni di strappi, silenzi e dichiarazioni incendiarie della stessa società. Alla fine, questa lettera non ricuce un bel niente. Rivendica un’infallibilità aziendale, bolla la critica come ignoranza e lascia la tifoseria con una gelida certezza: a Formello la sostenibilità ha definitivamente cacciato via il cuore.


