Sarri, un secondo addio che sa di consuetudine
Sono bastati 12 mesi. Un giro intorno al sole per ritrovarsi nuovamente appesi a una speranza che ormai neanche i più ferventi riescono a coltivare: povera Lazio! Si dice che sia l’ultima a morire e forse quel momento è arrivato, perché nel giro di pochi anni il tornado di polemiche resta lo stesso, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Quest’anno poi è stato emblematico, cominciato male sin dalla scorsa estate e finito peggio, con una curva deserta e un derby consegnato alla presunzione di Gasperini.
Il popolo biancoceleste non merita questo e Sarri è il primo a saperlo, tanto che probabilmente, in cuor suo, il secondo addio alla Lazio sarà dovuto al fatto che non vuole rendersi partecipe di questa tortura. Il Comandante ama il popolo, non certo la dirigenza e le sue visioni da club di Serie B. Oggi, con un campionato neanche concluso, già ci ritroviamo al toto allenatori…proprio lo stesso che lo scorso anno portò Baroni sulla panchina di Formello.

Foto: profilo X Lazio
L’esito però è sempre lo stesso. Da Formello è meglio scappare, punto! D’altra parte chi non lo farebbe per la propria salute fisica e mentale? Qui si sta giocando e purtroppo è un gioco senza regole, o meglio dove le regole mutano, le promesse si interpretano e i drammi – perché questa stagione tale è stata – si minimizzano. Alla Lazio c’è una compagnia di attori che si avvia verso un palcoscenico pregno di solitudine e insicurezza, un Lazio-Pisa che avrebbe dovuto essere una festa, celebrare il saluto a uno dei più grandi calciatori della storia e, magari, fare solo da preambolo a una stagione di consolidamento con un mercato fatto a dovere.
Così non sarà. Mettiamoci l’anima in pace e divertiamoci a sfogliare la margherita. Conceicao, Gattuso, Almeyda, Klose, Palladino, Pisacane, Topmoller e già che ci siamo perché non Paperino? In attesa del prossimo nome, magari un profilo da salvezza, c’è chi a Formello ha atteso una chiamata mai arrivata. Che sia per risparmiare 10 milioni o per ripicca poco conta, perché mentre gli altri vivono, c’è chi ha fatto dei nostri sogni dei veri e propri incubi.


