Lazio, stagione complicata tra caos societario e tifosi stanchi
La Lazio è una squadra con 126 anni di storia, abituata a combattere e a non darsi mai per vinta, proprio come i suoi tifosi: persone che non hanno mai scelto la strada più facile e che non hanno mai smesso di crederci. Un legame che nasce fin dall’infanzia, combattendo per i colori biancocelesti. Ma questa stagione rischia seriamente di rappresentare un punto di non ritorno: promesse mai mantenute, giocatori costretti a lasciare la Capitale anche contro la loro volontà. Dopo il mercato estivo bloccato, quello di gennaio si è trasformato in un susseguirsi di partenze e confusione, una situazione che inevitabilmente si riflette sul rendimento della squadra in campo. Emblematico anche il caso Romagnoli: da sempre tifoso biancoceleste, non vorrebbe più restare, ma un comunicato ufficiale ha smentito una sua possibile partenza.
A pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, i tifosi. Stanchi di non vedere la propria squadra lottare per obiettivi concreti o di non poter nemmeno sognare l’arrivo di un giocatore di vero talento. Eppure il popolo biancoceleste non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, né all’Olimpico né, soprattutto, in trasferta, dove continua a rappresentare un vero e proprio dodicesimo uomo in campo. Oggi però, il sentimento dominante è la stanchezza. Si respira una sensazione di impotenza e disillusione: il cuore resta fedele, ma senza più la forza di sperare. Una sorta di apatia che non porta nemmeno ad arrabbiarsi per un risultato negativo. Una crisi profonda che non ha colpito soltanto la squadra, ma l’intero ambiente. E ciò che fa più male è che a pagarne le conseguenze siano sempre gli stessi: i tifosi, colpevoli soltanto di amare troppo la propria squadra.


