La Lazio e il momento difficile: tra calcio giocato e futuro incerto
Uno dei momenti più difficili della storia della Lazio che in campo stenta in ogni partita e a livello societario vige l’incertezza del futuro. La protesta del tifo organizzato sta sicuramente scavando un solco profondo tra lazialitá e società. Come dar torto ad una tifoseria che vede la squadra che ama navigare tra il nono e il decimo posto in classifica.
Il problema è che la Lazio viene da due settimi posti in campionato e probabilmente anche quest’anno non andrà in Europa. Chi parla di ridimensionamento, non dice una bugia. Negli ultimi anni la prima squadra della capitale è stata superata da altri club come il Como e il Bologna, tanto per citarne un paio. In questo campionato si viaggia a braccetto con Sassuolo, Udinese e Parma.

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Davanti ai biancocelesti ci sono stabilmente le due milanesi, la Juventus, la Roma, il Napoli l’Atalanta e il Como. Tutte squadre con cui pochi anni fa’ lottavi anche per la Champions. Cosa è successo allora per essere arrivati così in basso? Non è difficile intuirlo: la società ha investito poco e male e questo è il risultato. In due anni siamo passati da Sarri a Tudor, poi Baroni e di nuovo Sarri. Sono andati via giocatori di grande qualità e sono stati acquistati, spesso anche pagandoli tanto, giocatori normali che hanno abbassato la competitività della squadra.
Le continue voci che vogliono un passaggio di proprietà, forse hanno un fondo di verità e tutti sono in attesa di sviluppi. La presentazione del Flaminio e l’annuncio del progetto Lazio 2032 non hanno placato gli animi, anzi, tutt’altro. Il punto è che bisognerebbe riconoscere gli errori fatti e limiti di una proprietà che più di questo non può dare. Ambizione e sogno sono insiti nell’uomo ed è legittimo che il tifoso laziale voglia perseguirli.


