All’Olimpico vince il Napoli, ma la Lazio paga un’estate di scelte mancate
La sconfitta della Lazio contro il Napoli all’Olimpico è una di quelle che, guardando il valore dell’avversario, può anche essere messa in conto. La squadra di Conte è una delle più forti del campionato, costruita per competere subito ai massimi livelli, con qualità, intensità e una rosa lunga. Ma ridurre tutto alla forza del Napoli sarebbe un errore grave, oltre che ingiusto nei confronti dei tifosi.
Il mercato estivo lascia il segno
Il vero problema è che questa Lazio arriva a certe partite già in affanno, con limiti evidenti che non nascono dal campo, ma dalle scelte fatte, o non fatte in estate. Il mercato di luglio, di fatto, non c’è mai stato. Nessun vero salto di qualità, nessun intervento deciso per colmare le lacune di una rosa che già lo scorso anno aveva mostrato crepe strutturali.
La qualità fa la differenza
Maurizio Sarri si ritrova così a dover affrontare big del campionato con un organico corto, poco profondo, spesso obbligato a spremere sempre gli stessi uomini. Contro squadre come il Napoli, queste differenze diventano impietose: ritmo più alto, maggiore fisicità, più soluzioni dalla panchina. La Lazio, invece, fatica a reggere l’urto e quando va sotto non ha la forza di cambiare inerzia alla partita.
Ridimensionamento

Foto Profilo X S.S. Lazio
Il risultato dell’Olimpico non è quindi solo una sconfitta, ma il riflesso di una programmazione rimasta a metà. Una squadra che ambisce all’Europa non può permettersi di restare ferma mentre le concorrenti investono e crescono. Continuare ad aspettare significa accettare di vivere stagioni di transizione senza una vera direzione.

Maurizio Sarri conferenza stampa
Il rischio dell’anonimato
Ora la domanda è inevitabile: fino a quando la Lazio potrà reggersi solo sull’organizzazione di Sarri e sulla buona volontà del gruppo? Il campo ha già dato una risposta chiara. Senza un cambio di passo deciso sul mercato, il rischio è che partite come quella contro il Napoli diventino la normalità, e non l’eccezione.


