La Lazio non si compra: ieri ha parlato la sua gente
Ieri non è andata in scena una semplice partita di calcio. All’Olimpico si è consumato un atto di amore estremo, forse il più doloroso ma anche il più potente che una tifoseria possa mettere in atto: l’assenza. La tifoseria della Lazio ha scelto di disertare lo stadio, lasciando parlare il silenzio, che a volte pesa più di qualsiasi coro. Un messaggio chiarissimo, diretto, impossibile da ignorare. Perché i presidenti passano, i giocatori passano, gli allenatori passano. La tifoseria no. La tifoseria resta, custodisce la storia, l’identità, il senso di appartenenza. Ed è proprio per questo che decide oggi come domani, le sorti e il futuro di una società di calcio. I numeri dell’Olimpico vuoto, quei circa mille paganti dispersi in uno stadio surreale, hanno fatto il giro dell’opinione pubblica. Non per disinteresse, ma per protesta. Una protesta composta, signorile, senza violenza, senza eccessi. C’è chi ha scelto di restare a casa, chi di ritrovarsi a Ponte Milvio, uniti dallo stesso sentimento: la Lazio merita un progetto serio. Il presidente Lotito dovrà necessariamente prendere atto di quanto accaduto. Perché ieri è stato dimostrato che il destino della Lazio non si decide nei palazzi, ma nel cuore della sua gente.
Si passi la mano se non c’è un proggetto

Olimpico curva nord – © Roberto Mari Lazio Live TV
Una tifoseria che non chiede miracoli, ma rispetto, visione, ambizione. La Lazio non è una proprietà qualsiasi: è un patrimonio popolare. O si costruisce qualcosa di credibile, solido e all’altezza della sua storia, oppure, come ha detto chiaramente il popolo biancoceleste, si passi la mano. Ieri la Lazio ha scelto di parlare. E lo ha fatto nel modo più forte possibile.


