Alessandro Nesta Lazio

Giorno della Befana 1998: quando la Lazio umiliava i rivali

by Lara De Angelis
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L’immenso Poker di Eriksson nel gelo del 1998

Oggi 06 gennaio 2025 la nostra storia da raccontare è ben diversa da quella che raccontavamo qualche anno fa.. Il 6 gennaio 1998 la Lazio di Sven-Goran Eriksson scrisse una pagina indelebile surclassando la Roma per 4-1 nell’andata dei quarti di Coppa Italia. Lazio-Roma 4-1: 2′ Boksic, 32′ Jugovic, 75′ Mancini, 80′ Fuser. Che Lazio!

Alen Boksic sbloccò la gara dopo appena due minuti, seguito dal rigore di Jugovic, prima che Roberto Mancini e Diego Fuser completassero il massacro giallorosso. Quella squadra sprizzava classe e potenza fisica, dominando il campo con una” ferocia agonistica“, che oggi sembra appartenere a un’era preistorica ormai del tutto dimenticata e mai conosciuta dalla generazione Z e Alpha (nati tra la metà degli anni ’90 al 2010 e la generazione Alpha nati dopo il 2005).

Alessandro Nesta rappresentava la perfezione stilistica, un difensore capace di chiudere ogni varco con eleganza, tempismo e una forza fisica straordinaria. Accanto a campioni come Negro e Mihajlovic, il capitano biancoceleste formava una diga insuperabile, capace di annullare i migliori attaccanti del mondo con interventi perfetti e puliti.

Nesta non era solo un marcatore, ma il primo regista della squadra, trasmettendo sicurezza a tutto il reparto e permettendo ai centrocampisti di spingere senza timore. Oggi siamo fragili come cristallo, la Lazio soffre terribilmente per l’assenza di un leader carismatico.

La sofferenza dell’anima biancoceleste tra passato Glorioso e il presente nefasto

Esiste un abisso incolmabile tra la Lazio operaia e spietata di Di Canio o Boksic e la versione attuale guidata da Maurizio Sarri. Il tecnico toscano è prigioniero di uno spartito tattico che ignora il cuore, offrendo un gioco monotono che fatica terribilmente a emozionare il popolo laziale.

Mentre i vecchi campioni degli anni novanta combattevano in campo come “gladiatori feroci” per conquistare una partita o un derby, con orgoglio, la Lazio odierna appare spesso senz’anima, smarrita in un possesso palla privo di sbocchi. Dall’arte di quella  difesa: dal Muro di Nesta, Couto, Favalli, Negro ed infine Sinisa alla Lazio di oggi ne passa di storia.

La vulnerabilità di una squadra allo sbando

Il divario qualitativo e mentale tre “ieri e oggi” è immenso: la Lazio del passato difendeva con il cuore, l’orgoglio, la tecnica, quella di oggi appare persa, lenta e priva di mordente. E’ ora di assumersi le proprie responsabilità, è ora che la Società, i giocatori tutti, studino un po’ di storia e ci facciano tornare gloriosi e spavaldi come eravamo un tempo.

 

 

 

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