Lazio, Cataldi:”La mia vita alla Lazio “

by Fabrizio Di Marco
0 comment Danilo Cataldi - Andrea Staccioli / Insidefoto

Lazio, Danilo Cataldi si racconta:” La mia vita alla Lazio “

Il centrocampista biancoceleste Danilo Cataldi, si è raccontato ai microfoni di Lazio Stayle Radio,  con tanta emozione dopo aver firmato il rinnovo con la società biancoceleste che lo legherà per sempre ad essa.

CATALDI– «Percorso lungo, una parte di vita che spero di onorare fino all’ultimo.

Una cosa bella e sono molto contento. Diciamo che è sempre stato il sogno e l’obiettivo, diventa questo quando inizi a capire che potresti fare della tua passione un lavoro.

Con quello ti rendi conto che dal gioco, all’inizio ti ritrovi con i ragazzi con cui cresci e poi quando vai avanti ti trovi in un contesto più grande e quello che prima era un gioco diventa un lavoro.

Devi fare un sacrificio in più. È stato un percorso difficile».

CARRIERA– «Un momento in cui mi sono convinto che la carriera poteva essere altrove?

C’è stato, ma più una cosa recente. Quando sono andato in prestito l’obiettivo p sempre stato quello di tornare quando sono tornato sapevo che ci sarebbero state difficoltà, sono rimasto con l’obiettivo di far cambiare idea alle persone agli addetti ai lavori che si erano fatti un’idea sbagliata di me.

L’idea sbagliata della persona era ciò che volevo cambiare. Poi purtroppo non si può decidere tutto, poi le cose sono andate bene e tutto questo è stato possibile.

Ci tenevo a far cambiare idea. Valori? Io penso di essere un ragazzo per bene, tranquillo.

Cerco di essere nella normalità e appunto per questo quando, con tutto che c’è stato qualcosina e me ne dispiace, quando hanno cambiato idea su di me come persona proprio non mi andava giù.

Mi sono detto ‘devo tornare e far cambiare, poi se dovessi prendere un’altra strada devo andare via pulito’. Poi le cose sono cambiate ringraziando Dio»

GIOCATORE– «Sicuramente sono un altro giocatore, ho avuto anche l’opportunità di lavorare con allenatori che mi hanno cambiato tatticamente e mentalmente.

Più minuti accumuli sul campo, anche in determinate partite come un Lazio-Roma, è normale le emozioni a volte ti fanno brutti scherzi o ti esaltano.

Oggi faccio un ruolo diverso rispetto a sette anni fa, il lavoro sul campo mi ha aiutato a crescere.

Pioli? Il secondo anno è stato un mio rimpianto, non essere riuscito a fare il massimo come il primo.

È stato un peccato per me. Mi ricordo che ne parlammo in ritiro, lui cambiava anche modulo e mi ricordo che mi diceva se c’è possibilità fai la mezzala altrimenti il play.

Dipendeva anche dagli interpreti. Adesso con mister Sarri quel ruolo è diventato più mio perché è un anno e mezzo che ci gioco e si cresce»

MODELLI– «Ho avuto delle persone, prima di tutto, fantastiche.

Ho iniziato con Biglia, Ledesma che tutt’ora sento. Poi è arrivato Leiva.

Ho conosciuto tutti esperti di quel ruolo con caratteristiche diverse. Tutti mi hanno dato una grossa mano, ma più di tutti Leiva.

Ci ho giocato più tempo, ho una stima di lui come persona e giocatore enorme. Ci siamo confrontati tanti. Penso sia stato il mio punto di riferimento più grande»

ULTIME PARTITE DI STAGIONE– «Come ho digerito la sconfitta? Io ero allo stadio, partita no per il risultato. La squadra l’ho vista bene, è stato un episodio.

Giocare con quella squadra è complicato. Siamo carichi e ci siamo, la settimana che viene è fondamentale.

Giochiamo due volte a Milano e poi col Sassuolo, siamo nel punto dove dobbiamo dare tutto anche se c’è un po’ di stanchezza ma ce la facciamo»

PRESENZE– «Se Stefan deve temere per il record? Lo spero, ma per quello che ha dato lui per questa maglia spero rimanga li.

Lui è stata la mia ancora in tanti momenti. Quando ero fuori ci sentivamo spesso, è stato il mio traino per tutto e lo è ancora oggi»

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