Il cuore dell’intervista ad un esponente del tifo organizzato: Il “Punto di non ritorno”
Il clima in casa Lazio non è mai stato così gelido. Nonostante i numeri della campagna abbonamenti, il rapporto tra la base del tifo e la presidenza di Lotito sembra aver raggiunto un punto di rottura definitivo.
Durante un’intervista rilasciata ai microfoni di Alfredo Pedullà, Giovanni uno dei responsabili del tifo organizzato, ha tracciato un quadro senza via d’uscita, descrivendo una tifoseria stanca di promesse, che non si trasformano mai in realtà tangibile sul terreno di gioco.
C’è un senso di ingiustizia profondo
Alla domanda diretta sulla possibilità di ricucire lo strappo con la società, la risposta di Giovanni è stata categorica: “In questo momento no, in questo momento non vediamo uno spiraglio. Non vedo luce alla fine del tunnel, non credo ci sia la possibilità di tornare indietro, a meno che non escano fuori fatti nuovi che ci permettano di fare altri ragionamenti.”
Quando incalzato su cosa si intenda per “fatti nuovi”, il rappresentante del tifo ha attirato l’attenzione sulla gestione strutturale e sportiva: “Beh, fatti che ci sia una proprietà che voglia investire veramente su quello che è il discorso campo della Lazio e non parlare solo esclusivamente di Academy che lo fanno dal 2014 oppure tipo stadio che ancora neanche è passato in conferenza di servizi al Comune di Roma. Se vogliamo dei fatti concreti.”
Infine, un passaggio duro sul sacrificio economico e mentale di chi, nonostante tutto, continua a sostenere la maglia: “Anche perché noi siamo quei 30.000 che hanno fatto l’abbonamento che danno tutti gli anni i soldi alla Lazio e che non si tirano indietro, quando c’erano da fare dei sacrifici e abbiamo sempre fatti, lo stiamo facendo anche la dimostrazione di moneta allo stadio, per noi è un grosso sacrificio sia a livello di cuore e di cervello che economico.”
Riflessione: è possibile amare una squadra odiando la gestione?
Le parole di Giovanni mettono a nudo il grande paradosso del calcio e di chi lo gestisce: una clientela che, pur essendo profondamente insoddisfatta del “prodotto”, continua ad acquistarlo per puro amore identitario. La Lazio si trova oggi in un limbo pericoloso.
Da un lato c’è una presidenza che rivendica la solidità dei conti , dall’altro una piazza che non accetta più di essere nutrita con progetti a lungo termine, come l’Academy o lo Stadio Flaminio, che sembrano restare perennemente sulla carta.
Il “sacrificio” di cui parla il tifo organizzato non è solo monetario, ma psicologico: “E’ la fatica di chi si sente tradito nelle ambizioni”. Senza un segnale forte, un “fatto nuovo” che vada oltre la semplice sopravvivenza sportiva, la luce in fondo al tunnel evocata da Giovanni resterà spenta ancora a lungo, lasciando la Lazio in un clima di perenne e logorante contestazione.


