Infortuni, confusione e futuro incerto: un’annata da chiudere in fretta e dimenticare
Ci sono stagioni in cui non sai più nemmeno con chi prendertela.
Non c’è un colpevole preciso, non c’è una spiegazione unica, non c’è nemmeno la forza di arrabbiarsi davvero. Sono le stagioni maledette. Quelle in cui tutto sembra accanirsi, una dopo l’altra, senza lasciarti via di fuga.
È una di quelle annate in cui sei inerme davanti agli infortuni, davanti ai giocatori che rientrano, provano a stringere i denti e dopo due partite sono di nuovo fuori. Inerme quando i risultati non arrivano, quando il gioco non convince, quando guardi la squadra e non riconosci più nemmeno un’identità chiara. Inerme anche davanti a una società che sembra sospesa, in attesa, con il futuro che aleggia e le voci di vendita che fanno più rumore delle certezze.
È una stagione in cui dire “sfortuna” non basta più. Perché la sfortuna, quando dura mesi, smette di essere un alibi e diventa una condanna.
Gli obiettivi della Lazio in campionato di fatto, non ci sono più. Resta una classifica da rendere tranquilla, quei pochi punti da conquistare il prima possibile, senza illusioni e senza proclami. Poi, forse, l’unica strada rimasta è guardare avanti, stringere i denti e pensare solo a chiudere dignitosamente l’annata.
Per qualcuno viene quasi da pensare che la cosa migliore sia “sbrigarsi” a fare quei punti necessari e poi andare tutti al mare, resettare tutto: teste, gambe, idee. Perché continuare a forzare, in un contesto del genere, rischia solo di lasciare altre cicatrici.
Resta la Coppa Italia, ultimo appiglio emotivo di una stagione che ha tolto più di quanto abbia dato. L’unica competizione in cui provare a concentrare energie e orgoglio, sperando che anche il tecnico non sovraccarichi una rosa già fragile, già provata, già al limite.
Queste sono le stagioni che non insegnano nulla dal punto di vista dei trofei, ma che pesano come macigni nella memoria dei tifosi. Stagioni in cui ti senti spettatore di qualcosa che va storto senza che tu possa farci nulla.
Stagioni maledette, appunto. Da attraversare, sopportare e, alla fine, lasciarsi alle spalle.


