Rendering stupendi, ma realtà amara: chilometri a piedi al buio
Progetto Flaminio Lazio : il rendering è accattivante, il parco circostante appare idilliaco e la struttura conserva quel fascino storico che fa battere il cuore. Ma, spenti i riflettori dei social, la realtà del progetto per il nuovo Stadio Flaminio emerge in tutta la sua spigolosità. Se l’occhio vuole la sua parte, l’utente finale, il tifoso chiede fruibilità, sicurezza e inclusione, elementi che al momento sembrano essere stati sacrificati sull’altare del compromesso politico.
Il fattore sicurezza: 50 minuti nel buio della notte
La criticità più allarmante riguarda il post-partita. Immaginiamo il fischio finale di un match serale, intorno alle 23:00. Per migliaia di spettatrici, il ritorno all’auto si prospetta come un’odissea di 50 minuti a piedi verso le aree parcheggio (distanti circa 3,7 km) o di 25 minuti verso la stazione metro più vicina.
Percorrere via di Tor di Quinto o i vialetti limitrofi a tarda notte non è una “passeggiata di salute”. Per una donna, o per un gruppo di ragazze, un tragitto così lungo in zone non propriamente residenziali rappresenta un rischio inaccettabile che mina il diritto di vivere lo stadio in serenità.
Non va meglio per chi ha difficoltà motorie o per i tifosi più anziani. Definire “accessibile” una struttura che richiede chilometri di percorrenza a piedi è un paradosso. Il Flaminio rischia di diventare un’arena d’élite, preclusa a chi non ha la condizione fisica ed economiche per affrontare vere e proprie maratone urbane.
Mentre l’Europa corre verso impianti polifunzionali aperti 365 giorni l’anno modello inglese o spagnolo, il Flaminio nasce già “vecchio” nelle intenzioni gestionali.


