Lazio, Massimo Piscedda non le manda a dire: duro attacco a Fabiani
La Lazio vive una fase di piena crisi, non solo sul campo ma anche all’interno della società, dove regnano confusione e incertezze. La partita contro il Lecce è stata la chiara rappresentazione di problemi interni che vanno oltre i limiti numerici della rosa e la scarsa qualità complessiva. A dire la sua è stato Massimo Piscedda, intervenuto ai microfoni di Radio Laziale. L’ex biancoceleste ha analizzato la prestazione della squadra e il valore dei singoli, soffermandosi in particolare sulle difficoltà del reparto offensivo. Successivamente, Piscedda ha criticato duramente il lavoro svolto dal direttore sportivo Angelo Fabiani, puntando il dito contro alcune scelte di mercato e la gestione di determinati giocatori.
LECCE-LAZIO: “La Lazio ha davvero perso ogni motivazione? «Sarebbe un peccato, perché siamo alla ventiduesima giornata e parlare di mancanza di motivazioni mi sembra eccessivo. Le motivazioni si trovano sempre: ogni calciatore ha le proprie, che possono nascere dalla famiglia, dalla voglia di emergere o da tanti altri fattori. L’auspicio è che la squadra non finisca per attorcigliarsi su se stessa, soprattutto i giocatori, evitando di chiedere continuamente aiuto quando sono loro i primi a doverlo dare ai compagni.
Rispetto alla gara contro il Como, la prestazione è stata caratterizzata da un buon ritmo. È sembrata una Lazio più viva, meno passiva e più combattiva, anche se con l’obiettivo evidente di non perdere. Restano però evidenti le difficoltà offensive: mancano soluzioni in attacco e, di conseguenza, la squadra fatica a trovare la via del gol. Quanto alle parole di Zaccagni rivolte ai tifosi, il giudizio è netto: Quello che dice Zaccagni ha per me un valore algebrico, non mi interessa minimamente”.
Lazio, Piscedda: ” Adesso il mercato si fa più per le plusvalenze che per rinforzare la squadra”

Boulaye Dia: profilo X @officialsslazio
DIA TITOLARE: “Credo che Sarri abbia una certa predisposizione verso Dia, ritenendolo più funzionale al lavoro che richiede alla squadra. Noslin, invece, è probabilmente il giocatore in cui crede meno, mentre l’altro viene valutato come ancora piuttosto grezzo.
Nel complesso, tutti e tre si equivalgono al di sotto della sufficienza: anche mettendoli insieme, non si riuscirebbe a costruire un centravanti realmente affidabile. L’allenatore ne è consapevole e, di conseguenza, deve scegliere di volta in volta chi ha dimostrato di stare meglio e di essere più adatto a quella specifica partita. Ratkov potrebbe certamente trovare spazio per fare esperienza e prendere confidenza con il campo, ma spetta al tecnico valutare chi è in condizioni migliori e chi può garantire maggiore rendimento.
FABIANI: “I direttori sportivi non esistono più: sono maggiordomi dei presidenti. Ci sono direttori sportivi che non hanno mai giocato a calcio e fanno solo amministrazione, magari si avvale a qualche amico che me capisce per valutare i giocatori. Adesso il mercato si fa più per le plusvalenze che per rinforzare la squadra, ma è paradossale acquistare un calciatore che il mister non conosce. Sul fatto che Fabiani ha detto che Ratkov non deve dimostrare nulla? Come ho detto, non è in grado di valutare i calciatori”.


