Curva Nord tifosi Lazio

“Caro Cardone, la lazialità non si racconta: si vive. E la protesta va rispettata”

by Luca Belardi
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Lettera a Giulio Cardone: la lazialità non si può spiegare, si può solo vivere

Caro Giulio Cardone,

forse c’è qualcosa che non è ancora stato compreso fino in fondo: la lazialità non è un semplice rapporto tra una squadra e i suoi sostenitori.

Non è soltanto andare allo stadio la domenica, esultare per un gol o soffrire per una sconfitta.

La lazialità è qualcosa di più profondo, qualcosa che difficilmente può essere raccontato a parole perché nasce dal cuore.

La lazialità è un’unione d’intenti, è sentirsi parte di un corpo unico. È fatta di uomini, donne, bambini, famiglie, generazioni intere che tramandano un senso di appartenenza. È un legame che va oltre il risultato sportivo.

Per questo credo sia sbagliato pensare che i problemi della società possano essere separati dal rapporto con la tifoseria.

La protesta dei tifosi della Lazio non nasce da un capriccio, né dal rifiuto del calcio. È una scelta precisa, dolorosa, sofferta: quella dell’astensione.

Una tifoseria che ama la propria squadra non arriva mai facilmente a rinunciare allo stadio, perché lo stadio è la casa del tifoso. Ma quando si arriva a questo punto significa che il disagio è diventato troppo grande.

Lei, Giulio Cardone, è un giornalista che racconta la Lazio, ma questo è diverso dall’essere un tifoso della Lazio. Ed è proprio per questo che serve rispetto verso chi vive questa maglia in maniera viscerale

Non si può semplicemente dire: “La protesta va bene, però bisogna tornare allo stadio”. Perché dietro quei seggiolini vuoti ci sono persone che stanno facendo un sacrificio enorme.

Ci sono tifosi che hanno scelto di rinunciare a qualcosa che amano per mandare un messaggio forte.

Il pallone, i giocatori, le partite e i bambini sono elementi fondamentali, ma esiste anche la dignità di una comunità. Quando un presidente entra in conflitto continuo con la propria tifoseria, quando il rapporto si logora profondamente, anche il sostegno può venire meno.

La scelta dei tifosi va rispettata, anche se può non essere condivisa. Perché la lazialità non si giudica dall’esterno: si vive dall’interno.

Caro Giulio Cardone, prima di chiedere ai tifosi di tornare allo stadio, bisognerebbe forse chiedersi perché migliaia di persone hanno deciso di allontanarsi da quel luogo che per loro rappresenta una seconda casa.

La Lazio non è solo una società. La Lazio è la sua gente.

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