Maurizio Sarri

Il Comandante un grande cuore e la Lazialità

by Lara De Angelis
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L’omaggio a Maurizio Sarri che va oltre il calcio: cuore e amore

Ci sono allenatori che passano, firmano contratti, vincono o perdono, e poi se ne vanno lasciando dietro di sé solo statistiche e niente amore.

E poi ci sono personaggi capaci di compiere un miracolo diverso: farsi invadere dall’anima di una piazza, capirne i tormenti, difenderne l’orgoglio e diventarne, a tutti gli effetti, un punto di riferimento. Maurizio Sarri a Roma, sponda biancoceleste, è stato questo.

Non un semplice tecnico, ma un uomo che ha saputo ascoltare il battito del mondo laziale, incarnandone lo spirito più autentico e fiero.

Il legame profondo nato in questi anni è stato riassunto alla perfezione dalle parole toccanti e sincere di Guido De Angelis. In sala stampa ha voluto tributare al Mister gli onori di chi il calcio lo vive da una vita, regalando un discorso che resterà nella memoria della tifoseria:

“Buonasera Mister, mi alzo in piedi per Lei. Io le dico solo che dopo anni che scendevo in sala stampa, è doveroso che lo faccia, perché’ in questi anni Lei non è stato solo l’allenatore della Lazio. A volte ha difeso anche questo mondo come dovrebbe fare un dirigente un presidente. Altre volte come farebbe uno di noi.

Lo ha fatto quando nel 2021 rispose al Ministro francese che aveva vietato la trasferta ai tifosi della Lazio, difendendo il popolo biancoceleste senza diplomazia, ma con sincerità e appartenenza.

Lo ha fatto quando ha raccontato che prima del Derby non riusciva a dormire, nonostante gli stadi più importanti del mondo da lei vissuti in carriera, perché aveva capito che Lazio – Roma non è una partita normale e soprattutto aveva capito cosa significa, viverla per chi è laziale.

Lei ha dato tanto, ha detto una frase che tanti di noi non dimenticheranno mai: “Se entri dentro la Lazialità, lei ti invade”. Ecco Mister il punto è proprio questo. Lei non si è limitato ad allenare la Lazio. Lei si è lasciato invadere dalla Lazialità.

Sono un po’ emozionato, nonostante i miei quasi settanta anni. Ha citato sempre e spesso la Lazio di Maestrelli con rispetto e 70.000 anime all’Olimpico , forse il primo sold out dopo tanti anni.

Però poi rimase solo purtroppo e quel sogno svanì, perché poteva entrare, potevamo entrare in Paradiso l’anno dopo. Poi se ne è andato, ma il cuore l’ha riportato qui e anche nei momenti più difficili, quando avrebbe avuto tutte le ragioni per andarsene davvero, ha scelto di restare.

Per questo ambiente che le aveva dato Amore. Lei ha capito una cosa che forse da fuori non si comprende che la Lazio non si tifa soltanto, la Lazio si vive. E’ roba Grossa, come ha detto Lei. E’ un amore infinito.

Concludo, allo Grazie Mister anche perché da quale vincente qual é, ha avuto l’umiltà di studiare la nostra Storia, la sensibilità di capire il nostro popolo e il coraggio di Rappresentarlo sempre, anche oltre il campo.

E grazie perché in un calcio dove spesso le parole sono vuote, Lei ai laziali ha fatto sentire una cosa semplice, ma rarissima, il Rispetto. Inoltre Lei ha lasciato qualcosa che va oltre i risultati.

Un senso di appartenenza, vero, raro e profondo. Per il popolo laziale questo conta più di quanto si possa spiegare. Ora buon viaggio, grazie Mister.”

 

 

 

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