La distanza tra la Lazio di Cragnotti e quella attuale fa riflettere: tifosi sempre unici, ma serve un nuovo futuro
Ore 18:04 del 14 maggio 2000. Un momento che nessun tifoso della Lazio potrà mai dimenticare. In quell’istante il Perugia fermava la Juventus e la Lazio diventava campione d’Italia. Un’esplosione di gioia, lacrime e incredulità che ancora oggi vive nella memoria di un popolo intero.
Quella Lazio era una squadra costruita per vincere. Una formazione piena di campioni, di personalità, di fuoriclasse veri. Da Alessandro Nesta a Juan Sebastián Verón, passando per Pavel Nedvěd, Roberto Mancini, Marcelo Salas e Diego Simeone. Una rosa guidata da un allenatore straordinario come Sven-Göran Eriksson e sostenuta da una società forte, ambiziosa, capace di competere con le più grandi d’Europa. E poi c’era lui, Sergio Cragnotti, presidente discusso ma visionario, che aveva trasformato un sogno in realtà, regalando ai tifosi una squadra capace di vincere e far innamorare.
Guardare oggi quella Lazio e metterla a confronto con quella vista ieri sera contro l’Inter fa inevitabilmente male. La differenza tecnica, fisica e mentale emersa sul campo è stata enorme. L’Inter ha dato la sensazione di essere una grande squadra europea, mentre la Lazio è apparsa fragile, limitata, senza la qualità necessaria per competere ad altissimi livelli.
Ed è proprio questo il punto che oggi fa discutere gran parte del mondo biancoceleste. Perché il problema non è soltanto una sconfitta. Il problema è la sensazione di essersi fermati, di aver perso ambizione, di essersi accontentati. La presidenza di Claudio Lotito ha sicuramente garantito stabilità economica e anni importanti, ma oggi una parte consistente della tifoseria sente che un ciclo sia arrivato alla conclusione. La Lazio ha bisogno di tornare a sognare in grande, di aprire una nuova fase fatta di investimenti, progettualità e visione europea.
Perché la tifoseria, ancora una volta, ha dimostrato di essere all’altezza della storia della Lazio. Anche ieri, nonostante tutto, il popolo biancoceleste ha riempito gli spalti con passione, orgoglio e amore infinito. Una curva che continua a cantare, soffrire e sperare, anche quando la squadra sembra distante anni luce da quella del 14 maggio 2000. E forse è proprio questa la differenza più grande tra ieri e oggi: allora la Lazio era costruita per vincere insieme ai suoi tifosi. Oggi, invece, i tifosi sembrano correre da soli, cercando ancora quella grandezza che ventisei anni fa fece tremare il cielo di Roma.


