Lazio Sarri conferenza stampa

Sarri e il ritorno alla Lazio: “Cinque mesi difficili ma anche esaltanti”

by Roberto Mari
0 comments Maurizio Sarri | Foto: S.S. Lazio

Mister Sarri ai microfoni di Radio TV serie A

Lazio – Ecco l’intervista integrale rilasciata da Maurizio Sarri a Radio TV serie A:

La pazienza è un aspetto di lei che non conosciamo?

“Fino a qualche anno fa non ne avevo. Più passano gli anni e più cerco di capire le persone che ho davanti, prima avevo la mia idea preconcetta”

Cos’ha fatto durante questo anno e mezzo lontano dai campi?

“Ho visto partite, il mondo del calcio rimane quello e ci rimani dentro. Purtroppo la storia familiare non è stata bellissima, sono stato preso da storie non simpatiche. Fa parte della vita”.

Cosa le ha dato il coraggio di cambiare vita?

“Una serie di contingenze che ti capitano, non c’è bisogno di grande coraggio. Si comincia a scalare categorie in cui si fa un passo indietro o uno in avanti. Io avrei continuato lo stesso a farlo, è una storia di passione, che mi diverte. Non avrei fatto comunque fatica. Da quando lo faccio di professione la sensazione di andare a lavorare non ce l’ho mai avuta”.

Ha mai avuto la sensazione di arrivare a questo livello?

“A un certo punto l’obiettivo è stato quello di farne una professione, senza avere queste ambizioni così alte. Si inizia dalla Serie C, le circostanze e la fortuna mi hanno portato più in alto di quello che pensavo”.

Esordio più importante?

“Quello a Napoli è stato tanta roba. Per me è stato un giorno pieno di emozioni, io ci sono anche nato lì”.

Quando deve parlare della bellezza del calcio si riferisce sempre a Napoli…

“Era una squadra a cui non abbiamo cambiato tanti giocatori, c’erano tutte le cose al punto giusto al momento giusto per innescare quel meccanismo. Calcio straordinario, divertente da giocare e da vedere. Non abbiamo vinto niente ma abbiamo fatto un viaggio bellissimo”.

Maurizio Sarri Lazio

Sarri SS Lazio

Sarrismo?

“È un’ipotesi, poi bisogna confrontarsi con quelle che sono le caratteristiche dei calciatori a disposizione, non sarà mai lo stesso. Bisogna adattarle ed esaltarle con quello che hai a disposizione. Nessuna squadra che ho avuto a disposizione ho avuto la possibilità di replicarlo”.

Giocatori più forti?

“Dipende. Cristiano Ronaldo alla Juve fa 32 e 33 gol solo in campionato ed è determinante, ma lo sono stati anche Higuain e Mertens a Napoli. Un giocatore che in quel momento era sottovalutato era Albiol. Tra i centrocampisti dico Jorginho e Kante. Mi stavo dimenticato Hamsik, che avrebbe meritato di più in carriera. Era un calciatore da Barcellona e da Real Madrid”.

Se ne potesse portarne uno alla Lazio?

“Direi Marek, stiamo cercando di costruire una base solida per fare due o tre innesti per diventare competitivi. Un centrocampista come lui ci farebbe comodo”.

Si è scelto sempre presidenti tosti.

“Meglio un presidente impegnativo che un fondo straniero. È ovvio che il presidente sia una figura dominante, io per tutta la carriera ho avuto presidenti così. Il fondo è un esperienza che non ho mai fatto, non saprei. A volte meglio una litigata faccia a faccia che un fondo quando non sai con chi parlare”.

Tante litigate ha fatto?

“Sì, ma fanno parte del gioco, della volontà di crescere. Se alla base ci sia voglia di crescere allora fanno bene”.

Cosa ha pensato prima di venire alla Lazio?

“Che sarebbe stato un anno difficilissimo. Penso che siano stati i cinque mesi più difficili della mia carriera, tra le altre cose però anche divertenti. Ho la fortuna di avere un gruppo che segue La componente gusto c’è, questo è già tanto”.

Quali sono le difficoltà che condivide con lo spogliatoio?

“No, devono essere dello staff, altrimenti si crea un alibi. La situazione è questa bisogna conviverci e andare avanti”.

È cambiato qualcosa rispetto alla prima esperienza con la Lazio?

“Nel processo di invecchiamento si diventa più pazienti, ma non penso più morbido”.

Flaminia l’ha conosciuta?

“Ancora no, ma se avrà lo stesso posto di Olympia allora ce l’avrò dietro la mia stanza. Con Olympia andava piuttosto bene”.

Il Milan?

Le storie estive da fine luglio non hanno più molto senso. Io mi metto seduto sulla panchina della Lazio, pieno di difficoltà ma con il gusto di allenare”.

La prima volta contro Allegri?

“Aglianese contro Sangiovannese: finì 0-0 con zero tiri in porta, uno spettacolo pietoso (ride, ndr.)”.

Con Allegri che rapporto ha?

“Buono, è un toscano. Si può avere una visione di calcio diversa, ma c’è comunque un buon rapporto”.

Che mix è quello tra vecchi e nuovi allenatori?

“Ci sono tanti ragazzi interessanti oggi. È normale che sia così. Cesc Fabregas è un ragazzo con un’intelligenza sopra la media, è destinato a fare grande cose. A me piace anche Grosso”.

E Chivu?

“Mi è piaciuto dal punto di vista della personalità, è entrato in un mondo difficile, che ha già tante vittorie, però lo ha fatto con un bel piglio. Una bella base”.

Manca qualcuno all’appello?

“Uno come Marco Giampaolo secondo me una panchina in Serie A la meriterebbe sempre”.

La passione per gli ulivi?

“Me li sono ritrovati in casa. È un rapporto che ti prende quello con la natura, non quanto il ciclismo però. A me piace vederli, però non lavorarli (ride, ndr)”.

E il primo amore per il ciclismo?

“È una storia familiare. Mio nonno era un ciclista, mio padre è stato ciclista professionista. La passione ti rimane addosso, per me è una passione sfrenata. È bello vedere le corse in questo momento storico, ci sono anche due o tre fenomeni. Qualcuno dice che sono noiose perché vincono sempre gli stessi, ma a me non sembra così”.

Lei ha mai praticato il ciclismo?

“Solo da ragazzino, ma tutti i ragazzi giocavano nella squadra di calcio del nostro paese e quindi ho iniziato anche io”.

Lei è scaramantico?

“Molto meno che da giovane, molto meno di qualche anno fa. La palla però quando esce non la tocco ancora, è dei giocatori”.

Quindi il calcio la diverte ancora?

“Con determinati presupposti, sì. Di andare a casa la sera e pensare: “Che bell’allenamento che abbiamo fatto oggi”, a volte mi dà più gusto di una partita”.

E sta capitando ultimamente?

“In questo momento sì. Abbiamo dei limiti, ma i ragazzi si stanno impegnando tanto”.

Ha dei rimpianti?

“Non più di tanti. Ho avuto un carattere che magari non mi ha permesso di arrivare a determinate cose, anche se non ho fatto tanti compromessi”.

I suoi amici cosa le dicono di questo percorso? Quando la vedono arrabbiato

“Lo stesso ‘cazzeggiamento’ che si faceva quarant’anni fa. Mi prendono in giro e si divertono, ma io faccio lo stesso con loro. È tutto molto normale per un paese di venticinque mila abitanti”.

Che papà è?

“Sono stato un po’ assente. Rapporto un po’ conflittuale, ma quando mio figlio ha iniziato a crescere è tutto migliorato. Adesso il rapporto è buonissimo”.

Che cosa si augura per questa stagione?

“Sarebbe bello riuscire a creare una base di calciatori che con due o tre innesti può diventare competitiva per un livello superiore rispetto a quello dove siamo. La speranza è che tutte le componenti ci diano una mano”.

Come vorrebbe chiudere la sua carriera, se ne ha intenzione?

“Con la Lazio che riesca a prendere il Flaminio, che alla prima partita ci sia io in panchina e che lo stadio si chiami Tommaso Maestrelli”.

 

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