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Tommaso Maestrelli.

di Valentino Valentino
Tommaso Maestrelli

Tommaso Maestrelli.

Tommaso Maestrelli, l’uomo, il tecnico, il mito visto da un’angolazione differente, oltre lo spazio ed il tempo.

Ottobre 2014, in giro con i ricordi, mi dicono “vai a vedere uno spettacolo”, mi raccontano che è bello e commovente e che va seguito. Poi mi raccontano che è una commedia sul calcio e storco la bocca. A teatro non si può parlare di calcio, forse in un film. Faccio un po’ lo snob, anche se ho letto “Febbre a 90°”, amato “Il Miracolo di Berna“, “Best” e tante altre pellicole sul pallone.

Poi mi dicono “Tommaso Maestrelli” e mi fermo a pensare. Ripenso alle foto dei miei familiari, alla banda del ’74, alle bandiere cucite a mano da mia madre, all’inno che lo chiama Maestro e … mi scappa una lacrima.

Vado a vederlo e ci vado da solo.

L’ultima partita“, si chiama la commedia che mi appartiene; un’opera intensa e vera, questa del bravo regista Giorgio Serafini Prosperi. E’ la mia storia, la mia gioventù. Cosa ne sanno i figli degli anni ’90 di questa storia romantica, tragica e poetica? Qualche immagine sbiadita, figlia di aneddoti e vecchi racconti. Una storia bellissima, umana prima che sportiva, italiana oltre che laziale, poetica prima che laziale.

Tommaso Maestrelli. “L’ultima partita”.

Tommaso Maestrelli, la storia di un grande uomo, sopravvissuto alla Guerra, di un tempo dove tutto si tingeva di epico e di vero. La storia di una squadra di uomini veri, imperfetti, capaci di sbagliare, di dare e togliere tutto per furore ed amore.

Di quegli uomini, idolatrati ed amati da ragazzo, pasoliniani nell’indole e negli aspetti, ne “catturo” la rappresentazione sul palco.

Ammirazione, passione, lacrime quando vedo Nello Mascia (in foto), l’attore che interpreta Tom.

Indossa la giacca che fu di Tommaso e che un po’

mi ricorda quella di mio padre.  Bravi tutti gli attori che “solcano” il palcoscenico.

Il pubblico, me compreso, partecipa ad un rito , che già sa come va a finire. Un rito che ha il sapore di una preghiera, di una chiacchierata tra vecchi amici, di un qualcosa che mi appartiene, che è patrimonio di tutti.

Un dramma ripercorre le ultime fasi di vita dell’allenatore. La trama è bella, è un inno ai valori del calcio (quello sano), ad una umanità che non esiste più, all’amicizia. Poco importa se è solo una storia di calcio, una storia di Lazio: sarebbe bello pensarla come una storia di uomini. Una storia che abbracci idealmente tutte le generazioni; una storia per tutti.

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