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Putin laziale e la gente muore…

di Patrizio Trecca

Putin laziale voleva essere uno sfottò, ma la gente muore davvero…

E’ il mio primo editoriale per Lazio Live. Oggi un amico dello staff ha inoltrato una foto che mi ha lasciato un po’ basito, per usare un eufemismo. La foto ritrae una bimba che scrive “Putin laziale” su una lavagna e se in altri tempi (forse) mi sarei lasciato andare ad un sorriso, stavolta no, perché la gente muore davvero a 1600 km da Roma. Milleseicento chilometri nel 2022 non sono niente…penso.

Sono dell’idea che non si debba far retorica, però ci sono questioni che travalicano limiti tali da farti scadere per forza nella retorica più spicciola, perché è un dato di fatto. Quella foto, oltre ad essere un sfottò di cattivo gusto, lede e offende in primis tutte quelle bambine che sotto le bombe termobariche ci sono morte davvero. Quindi caro e simpatico tifoso romanista: sai cosa sono le bombe termobariche?

Sono ordigni che risucchiano ossigeno in tutto l’ambiente circostante (compreso quello nei polmoni) prima di deflagrare e vaporizzare una persona. C’è tanto da scherzarci su? E cosa c’entra lo sfottò sportivo con tutto questo? Mi sorgono tante domande, alcune rivolte al geniaccio che ha pensato di essere simpatico pubblicando tale foto e altre, non se ne può fare a meno, rivolte alla società Lazio e al suo reparto comunicazione.

Purtroppo il signore che ha postato questa foto su Twitter è talmente coraggioso che il suo profilo risulta privato e non posso condividere il suo post, ma spero vivamente che in qualche modo gli arrivino queste poche righe. Ora…devo ammettere che essendo indirizzato alla Lazio questo gesto “simpatico” mi ha infastidito molto, ma le mie considerazioni poggerebbero sulle stesse basi, anche si fosse trattato di una schermaglia tra Juve e Torino, oppure Genoa e Samp e via dicendo.

Poi soprassiedo sul fatto che sia stata “usata” una bambina per fare questa foto. Il ribrezzo è una reazione incondizionata, esattamente come un conato. Sarebbe bello se qualcuno dei “cugini” potesse far rientrare nei ranghi questo signore. Qui non si parla di Lazio e di Roma, si parla di guerra e la gente, come detto, muore davvero. Altro che Putin laziale.

Dov’è la Lazio?

Apro a questo punto una piccola parentesi, marginale forse, sulla “difesa” dei nostri colori da parte del reparto comunicazione della S.S.Lazio. Personalmente sono stanco di essere etichettato, come persona e come tifoso, per quello che non sono. Una volta è accaduto che nella serie su Maradona il protagonista ci definisse fascisti (due righe sul sito le hanno scritte), poi siamo passati al laziomerda nella serie con Edoardo Pesce, ora siamo entrati in un territorio in cui non si può stare zitti.

Sarebbe ora di fare qualcosa e di non utilizzare i social solo per fare video sensazionali e per festeggiare l’anno della Tigre. La Lazio è! E come tale andrebbe difesa, protetta e veicolata come simbolo di sportività e sani valori. I nostri giocatori sono scesi in campo con la maglia “Stop The War” ma è mai possibile che sul sito ufficiale della S.S Lazio non ci sia un banner contro la guerra, oppure che so, una raccolta fondi per chi sta sotto le bombe? Questo andrebbe fatto sempre, sia chiaro, non è da oggi che la guerra esiste e il mondo ne è pieno.

Un conto è la “guerra” di cori sugli spalti, un conto è la guerra che uccide. Non scherziamo! 

 

 

 

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