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Lucas Leiva e la Lazio nel destino

di Patrizio Trecca
lucas leiva e la lazio nel destino

Lucas Leiva e la Lazio nel destino

Caro Lucas, 

voglio scriverti sotto forma di lettera, come se ti conoscessi. Arrivasti a Roma in un caldo 18 luglio di cinque anni fa, me lo ricordo bene, con l’onore e l’onere di rimpiazzare un Lucas Biglia che comunque aveva lasciato il segno nei nostri cuori laziali. Non un compito facile! “Lucas Leiva e la Lazio nel destino” potrebbe sembrare il titolo di un libro biografico, ma sei nato il 9 gennaio, non poteva essere altrimenti. 

Quello di domani potrebbe essere il tuo ultimo derby della Capitale da giocatore; il prossimo magari, sarà il primo di una lunga serie da spettatore. A me sembra ieri quando Angelo Peruzzi ti strinse la mano per darti il benvenuto in questo fantastico mondo chiamato Lazio e conservo tante immagini che mi hanno dato solo un’idea del Leiva uomo, che poi è quel che conta:il giocatore prima o poi finisce, l’uomo rimane, esattamente come la nostra Lazio. 

Vado a memoria e sinceramente non ricordo episodi che ti hanno visto coinvolto in polemiche, scandali o bufere. “Lavorare a testa bassa” è sempre stato il tuo motto ed è paradossale vedere che chi ragiona così, solitamente, finisce sempre un po’ nell’ombra. Sei il classico giocatore di cui ci si accorge spesso quando è assente, raramente elogiato (dai più, si intende) se onnipresente. Il mondo è così, caro Lucas, tende ad incensare il cavallo, quando il lavoro vero e utile viene svolto dal mulo, senza offesa! 

Io non so se davvero andrai a casa, o se rimarrai con noi per un altro anno. Oppure tra i nostri dirigenti, perché no? Capisco però il tuo desiderio di tornare a casa, quindici anni lontano dalle tue origini sono veramente molti e per questo nessuno potrà giudicarti. Tendiamo spesso a ragionare “facile” dagli spalti, anche quando a volte ci siamo fatti rapire da un “va******ulo” nei tuoi confronti (l’ho fatto a volte, non te lo nascondo). 

Il 26 settembre dello scorso anno ci hai regalato un’immagine che, come si suol dire, è valsa “più di mille parole”. Non dimenticherò mai quella corsa ad abbracciare Marco Parolo. Dopo quell’abbraccio hanno provato tutti a gettarti m**da addosso, ma non ci sono riusciti. Le malelingue riescono a giudicare persino un abbraccio…che tristezza. 

Domani rischia di essere il tuo giorno più importante, forse non ci saranno altre occasioni di vederti in un derby e per questo ho voluto scrivere poche righe, peccando anche di presunzione probabilmente. Sogno un tuo goal che possa anticipare al meglio l’avvento della primavera. Il Primo Vere…un nuovo inizio. Te lo auguro sinceramente e come me, spero tutti i laziali.  Forza Lazio! 

 

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