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Immobile-Nazionale: Lucida analisi, basta chiacchiere da salotto

di Pasquale Moretti

Immobile-Nazionale: Lucida analisi, basta chiacchiere da salotto

La cocente ed inaspettata eliminazione dell’Italia dai play-off ad opera della Macedonia, ha messo tutta la Nazionale e l’intero movimento calcistico Italiano sul banco degli imputati, di nuovo.

Il più bersagliato, manco a dirlo, è sicuramente Ciro Immobile. L’attaccante Napoletano è stato sommerso di critiche ed accusato come uno dei maggiori, o addirittura il maggior colpevole di questa disfatta. Contro di lui si sono mosse testate giornalistiche, opinionisti, ed ex calciatori.

Proviamo a fare chiarezza, e soprattutto a giudicare l’esperienza di Immobile in maglia azzurra, analizzando i fatti e soprattutto provando a dare una chiave tattica.

Per fare un analisi lucida, dettagliata e soprattutto oggettiva, occorre partire da un presupposto imprescindibile: “Immobile non è scarso, semplicemente non è adatto”

Roberto Mancini da quando siede sulla panchina degli azzurri, è riuscito a dare un identità di gioco alla  Nazionale che probabilmente  non aveva mai avuto nella sua storia. Un’identità fatta di gioco propositivo, offensivo, passaggi corti ed orizzontali. Questa rivoluzione è stata certamente una mano santa, gli uomini di Mancini sono riusciti a vincere un Europeo meritatamente ed a raggiungere 37 partite consecutive senza perdere, mai nessuna nazionale ci era riuscita.

In questa orchestra meravigliosa, Immobile è stato sempre il calciatore che ha fatto più fatica e che è entrato meno nelle trame di gioco, affermare il contrario sarebbe poco oggettivo. L’esperienza con la nazionale non è mai stata estremamente convincente, e le cose non sono andate tanto meglio con l’avvento di Mancini. Occorre però capire il perché, ed il motivo non è certo legato al valore del giocatore come qualcuno dice, quello non si discute, è assoluto.

Ogni calciatore ha le sue caratteristiche e le sue doti, e la fortuna sta proprio nel trovare un contesto ed un allenatore che ti metta nelle condizioni di esaltarle. Per Immobile, questo è successo nel Torino, e nella sua massima espressione nella Lazio. Se prendiamo nello specifico le caratteristiche e le doti dell’attaccante Laziale, non possiamo fare a meno di notare che non si sposano alla perfezione con quel che serve alla Nazionale di Mancini. Ciro ama la profondità, tagliare davanti e alle spalle dei difensori, ama poco venire incontro ma è un maestro nello smarcarsi, sa capire quando attaccare la porta e quando defilarsi per favorire l’inserimento dei compagni. Davanti la porta è un killer, segna di destro, di sinistro, e spesso ha colpito  anche dalla distanza, lo abbiamo visto segnare al volo, di controbalzo e addirittura in acrobazia. Altra freccia al suo arco è sicuramente il colpo di testa, negli anni ne ha messi a segno alcuni davvero di pregevole fattura.

la sosta farà bene alla lazio

Tutto questo viene poco valorizzato in Nazionale. Una squadra, che come abbiamo detto in precedenza, gioca corto ed orizzontale, praticamente annullando la caratteristica principale di Immobile, l’attacco della profondità. Palloni in area ne piovono pochi, difficilmente Ciro riesce a colpirla di testa, gli azzurri prediligono il giro palla intorno all’area e raramente provano il cross. Altro punto  da non sottovalutare, è la modalità in cui viene servito, costantemente spalle alla porta e costretto a giocare la palla indietro o ai lati. in pratica Immobile, nell’ottica “Manciniana”, viene visto come una sorta di centrocampista aggiunto, utile alla manovra offensiva e non come quello che realmente è, un finalizzatore.

Di conseguenza, proprio per quanto sopra detto, si mettono in luce quelli che sono i limiti dell’attaccante di Torre Annunziata. Immobile non è di certo Lewandosky, non è Benzema, e non è Higuain. Non è in possesso di una tecnica tale da potergli permettere di giocare costantemente spalle alla porta. Durante l’arco dei 90 minuti invece, è sempre cosi, e alla lunga gli capita addirittura di sbagliare appoggi anche semplici. Inoltre, essendo la Nazionale una squadra che tende a schiacciare l’avversario, Ciro si trova spesso a destreggiarsi col pallone in spazi relativamente stretti che non fanno altro che mettere in luce quelli che sono i suoi limiti tecnici. Sia chiaro, con questo non si vuol dire che Immobile sia scarso dal punto di vista tecnico, ma che semplicemente non è cosi eccelso da poter fare una partita come vuole Mancini, cioè da manovratore e spalle alla porta.

Una cosa c’è da dire però, che di attaccanti in grado di fare le cose chieste da Mancini, ce ne sono davvero pochi nel panorama calcistico internazionale, ancor meno in Italia.

La verità, probabilmente, è questa. La verità è che Immobile gioca in una Nazionale che per natura non metterà mai in risalto le sue qualità ma che tenderà sempre e mettere in luce i suoi difetti. Si tratta semplicemente di una questione tecnico-tattica. Chi vuole far passare altri discorsi, come quello caratteriale, o mentale, è completamente fuori strada e lo fa in malafede.

Detto ciò, speriamo di aver dato un analisi oggettiva e professionale, che possa offrire uno spunto di riflessione e fare in modo che non ci si fermi alle semplici e banali chiacchiere da salotto.

 

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