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Il fattore Felipe Anderson

di Patrizio Trecca
Felipe Anderson

Felipe Anderson, l’arma in più della Lazio

Ci stiamo ancora stropicciando gli occhi nelle ripensare al capolavoro che Felipe Anderson è stato capace di “disegnare” sabato sera a Cagliari, in occasione del suo gol.

Vederlo “danzare” nella difesa del Cagliari e saltare un avversario alla volta come fossero birilli per poi depositare comodamente la palla e rete, non può che aver entusiasmato il tifoso laziale.

In un batter d’occhio siamo tornati ad ammirare il giocatore che “sbocciò” quel 19 marzo 2015 vincendo da solo contro la Sampdoria e facendo sognare un’intera tifoseria con le sue straordinarie giocate.

Anderson è stato un’espressa richiesta del mister, ammaliato proprio dalle sue grandissime giocate in quella stagione laziale in cui esplose, come detto, a cominciare dalla travolgente galoppata di Lazio-Sampdoria dove partì dalla propria area di rigore e salto avversari in velocità, fino a regalare a Djordjevic la palla da depositare nella porta sguarnita.

Per Sarri, Felipe Anderson e rappresenta assolutamente un punto fermo di questa squadra, non solo per ciò che è in grado di garantire in termini offensivi ma anche in ottica di equilibrio di squadra.

Infatti, se andiamo ad esaminare i numeri, sotto il punto di vista offensivo, tendenzialmente in carriera Felipe Anderson, tra reti segnate ed assist mette la sua firma su una media di 17/20 gol stagionali della propria squadra.

Detto ciò, però, va anche evidenziata l’importanza difensiva di Felipe Anderson, che in moltissime circostanze vediamo rientrare fino in difesa a fare delle diagonali molto importanti che spesso risolvono situazioni di difficoltà per la Lazio.

Non a caso, Felipe, numeri alla mano, è il terzo calciatore all’interno della rosa della rosa laziale (dietro a Milinkovic e Pedro) ad aver recuperato più palloni, e questo è un dato fondamentale che va ad evidenziare ancora di più quanto il giocatore sia importante proprio nell’ottica dell’equilibrio tattico di questa Lazio di Sarri.

Chiaramente il punto debole di questo grande talento è sempre lo stesso, ossia la discontinuità e, come dice Sarri, quelli interruttore che improvvisamente si spegne senza alcun motivo.

È cambiato anche il modo di giocare di Anderson e, onestamente, c’è da chiedersi se questo dipenda da espresse richieste del tecnico.

Ad esempio, Felipe Anderson, una volta, prendeva palla al piede e se non aveva opportunità di passaggio, puntava l’avversario a testa bassa e si lanciava in velocità, cosa che a sprazzi, a dire il vero, abbiamo visto anche all’inizio di questa stagione.

Poi l’atteggiamento di Pipe è cambiato ed il giocatore spesso tende a fraseggiare nello stretto (con Milinkovic, ad esempio, si trova ad occhi chiusi) con l’intento di servire l’ultimo passaggio ad un compagno.

Le ultime partite, soprattutto, hanno evidenziato che in alcune circostanze Felipe è addirittura troppo altruista, quando, invece, potrebbe andare al tiro invece di forzare e azzardare l’ultimo passaggio.

Proprio questa dinamica di gioco si è verificata in occasione dell’azione che ha portato alla meravigliosa azione del gol di Luis Alberto a Cagliari. Felipe ha dato una palla, sì, straordinaria, al “mago” ma è altrettanto vero che ha corso un rischio, quando, invece, avrebbe potuto tentare il tiro in diagonale visto la posizione vantaggiosa in cui si trovava.

A parte queste letture di carattere personale, però, su una cosa non ci sono dubbi ossia che aver ritrovato questo splendido Felipe Anderson in questa splendida condizione fisica non può che rasserenare Sarri in vista di queste ultime 10 partite che saranno a dir poco determinanti per il futuro della Lazio.

 

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