Home RubricheAmarcord AMARCORD : SERGIO CRAGNOTTI

AMARCORD : SERGIO CRAGNOTTI

di Luca Belardi

SERGIO CRAGNOTTI

Sergio Cragnotti l’uomo di ghiaccio, freddo, calcolatore, uno dei più grandi in assoluto.

Il presidente più grande di tutti i tempi. Uomo dell’alta finanza a capo della  Montedison, prima e  Enimont dopo,  amministratore della Cragnotti and partners finance.

Il 20 febbraio del 1992 sotto consiglio del fratello Giovanni, compra la Lazio da Calleri e Bocchi, per una cifra vicina ai 38 miliardi di lire e a marzo diventa presidente della società.

Cragnotti stravolgerà totalmente il calcio e la Lazio stessa. Progetti e programmazione avanti anni luce. Una persona che intuisce prima degli altri come crescere e fruttare il mondo del calcio.

Nella Lazio Cragnotti comincia ad investire nelle giovani promesse del calcio italiano. Arrivano talenti come Giuseppe Signori  Aron Winter, Diego Fuser e anche giovani affermati come Paul Gascoigne.

Cragnotti non bada a spese, l’intenzione dell’imprenditore romano è quella di portare la Lazio nel calcio che conta. Anche se i primi anni sono molto difficili per i risultati che non arrivano, il colosso agroalimentare Del Monte Royal foods di Sergio Cragnotti si espande in tutto il mondo.

Le sue aziende hanno raggiunto l’apice del successo. Ora tocca alla Lazio diventare grande. Dopo alcuni anni di stenti e di risultati nel 1997 decide  di prendere Sven Goran Eriksson.

Da lì a poco la Lazio sarà una delle squadre più forti d’Europa. L’importanza di Cragnotti in ambito sportivo, era quello di valorizzare, crescere un giocatore per poi venderlo e immettere nel mercato quella liquidità che permetteva ogni anno l’acquisto di  giocatori di grandi livello.

Basti pensare il caso Vieri. Preso dall’Atletico Madrid per 45 miliardi, e venduto all’Inter l’anno dopo a 90 miliardi. Questo era Cragnotti, persona che vedeva lontano. Per lui i giocatori non dovevano stare per più di qualche anno nella stessa squadra, e questo gli ha permesso di portare alla Lazio i più grandi calciatori in  assoluto,

oltre ai grandi successi ottenuti e addirittura essere prima nel ranking UEFA, dopo la vittoria in finale di super coppa europea contro il Manchester. Se la Lazio oggi ha una sua  casa ,questo e merito di Cragnotti che ha costruito uno degli impianti più belli e apprezzati d’Europa, Formello.

L’entrata in borsa nel 1998 e la Lazio quotata sul mercato azionario. Sempre con quella costante di crescita che la Lazio portava ogni anno. Questo era Cragnotti, uomo amato dal popolo biancoceleste, ma anche avvolte criticato, come quando nell’estate del 1995 la società stava per cedere Signori.

In via Novaro era scesa tutta la gente Laziale ad impedire la cessione. In quel momento deluso arrabbiato con la gente ,perché non capiva che in quel momento chi avrebbe sostituito Signori, sarebbe stato uno pari o migliore, e che le bandiere secondo lui non esistevano, pensò seriamente di lasciare la Lazio.

Sembra assurdo ma il calcio di adesso effettivamente, non ha più bandiere. I calciatori sono business che vanno sfruttati economicamente, e lui ci aveva visto. Forse eravamo noi, ancora innamorati di quel calcio che non c’è più,  pensare di legarsi ad un calciatore.

Non eravamo pronti sotto certi aspetti nel modo di pensare di Sergio Cragnotti, ma è vero anche che aveva pienamente ragione. L’uomo di ghiaccio riesce in pochi anni a vincere praticamente tutto.

Il più grande  rammarico?, Quella Champions League non conquistata. O addirittura l’acquisto ormai certo di Ronaldo, poi preso dall’Inter. Resta comunque che alla Lazio, ogni anno c’era sempre un entrata importante ma soprattutto quell’armonia, quella serenità e piacevolezza di vivere la Lazio sempre.

Bisogna anche dire che oltre ai grandi giocatori che arrivavano ci sono state anche delusioni. Gente come Della Pena o Mendieta, pagati oro che non sono riusciti ad integrarsi. Questa era la Lazio, si portava comunque quel valore che nessuno poteva avere in quel momento, l’essere  importanti, ma soprattutto considerati.

Cragnotti disse un giorno :” In Inghilterra si vende più la maglia della Lazio che del Manchester” per capire quanto la Lazio stava crescendo sotto tutti i punti di vista. Cragnotti stava progettando un nuovo piano industriale. Un piano importante in cui la Cirio, il colosso agroalimentare doveva sostenere e finanziare la Lazio.

Il progetto prevedeva la costruzione di uno stadio polifunzionale l’entrata nella Lazio di imprenditori importanti come Murdock come Ernesto Bertarelli, la scissione di società di marketing, solo che questa situazione fu interrotta bruscamente dalla banca.

Cragnotti fu messo da parte e la banca costituì dei tecnici che non avevano nulla a che fare con la mentalità da imprenditori, che potessero portare la Lazio al risanamento. E qui ci fu il secondo disastro annunciato Prima dell’uscita di Sergio Cragnotti dalla Lazio, la società aveva un debito intorno ai 40 milioni di euro.

Debito che sarebbe stato azzerato con delle  cessione dei giocatori, anche perché il parco calciatori era invidiabile a tutti, come fu quando la Lazio vendette Nesta e Crespo, sostituendoli con altri grandi.

L’aumento di capitale da 120 milioni di euro sottoscritto e che doveva servire al ripianamento della società Lazio, non ci fu, o meglio furono raccolti, ma di quei soldi nessuno sa più nulla. La società Lazio a tutt’oggi incolpa l’ex presidente Sergio Cragnotti per aver prodotto debiti, senza mai parlare di chi effettivamente ha gestito l’era del dopo Cragnotti.

Il calcio gli ha dato molto, ma nello stesso tempo gli ha tolto tanto, forse troppo, causandogli poi le accuse e i processi che gli sono stati fatti.

Resta comunque una certezza. Se il calcio di oggi è fatto di aziende di cordate, che investono e vincono, questo è anche merito di Cragnotti, che già tanti anni fa, ne aveva fatto il suo progetto, come lo stadio, e il centro sportivo.

Resta e resterà, il più grande fra tutti i presidenti.

Lascia un commento

Potrebbe Interessarti

©2023 Tutti i diritti riservati Lazio Live TV

Testata Giornalistica - Autorizzazione Tribunale di Roma n°85/2022 - Direttore Responsabile: Francesco Vergovich